Incidenti sul lavoro: 490 morti nei primi sei mesi del 2009

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Il 28 aprile si celebra la Giornata mondiale del lavoro. In Italia, i numeri sugli infortuni restano impressionanti. Secondo Adelina Brusco (Inail) c’è però un miglioramento rispetto al 2008, anche a causa della crisi economica

di Filippo Maria Battaglia

E' vero, gli ultimi dati segnano un miglioramento. Eppure, l’allarme sulla sicurezza del lavoro in Italia resta comunque alto.
Secondo le rilevazioni dell'Inail, l'Istituto nazionale di previdenza contro l'infortunistica sul lavoro, nell'ultimo anno infortuni e morti bianche sono diminuiti rispettivamente del 10,6% e del 12,2%.
La riduzione ha riguardato soprattutto l'industria (-21,5% di infortuni e -18,7% di morti) e, in particolare, il settore metalmeccanico (-27,3% di infortuni e -20% di morti). Una tendenza positiva, che però non cancella una realtà inquietante: da gennaio a giugno del 2009 sono rimasti feriti 397.980 lavoratori; in 490, ci hanno rimesso la vita.
Dati che trovano conferma anche da fonti Eurostat: secondo l'Ufficio statitisco della Comunità europea, il 6,9% dei lavoratori italiani ha dichiarato di soffrire di disturbi causati dalla propria attività professionale.
Cifre allarmanti, sopratutto se confrontate con quelle dei principali paesi europei: nel 2007, secondo il Censis, i morti sul lavoro in un anno (e non in sei mesi) sono stati 668 in Germania, 662 in Spagna, 593 in Francia (in quest'ultimo caso, il dato è del 2005).

Il 28 aprile si celebra la Giornata mondiale per la sicurezza e la salute sul lavoro, istuita dall’Ilo, l'Organizzazione internazionale del Lavoro dell'Onu.
L'occasione torna allora utile per tracciare un bilancio situazione del nostro Paese. Lo abbiamo chiesto ad Adelina Brusco, consulente statistico dell’Inail, tra i ricercatori che si sono occupati della raccolta e dell'elaborazione di questi dati.
Per la studiosa, "la crisi economica ha inciso sulla riduzione intorno al 50%. L’altra metà è invece dovuta al miglioramento delle norme relative alle prevenzione e alla sicurezza.".
Una tesi confermata anche dalla relazione dell'Inail, che tra le cause della flessione cita il "massiccio ricordo alla cassa integrazione" e il "periodo particolarmente negativo per l'economia italiana sia sul versante dell'occupazione (diminuita dello 0,9% nel primo trimestre e dell'1,6% nel secondo) che su quello della produzione industriale, calata di oltre il 20%".

Rispetto al 2008, al Centro Italia c’è però un incremento di una decina di infortuni mortali. Come mai?

Si passa da 97 vittime del primo semestre di due anni fa alle 107 dei primi sei mesi del 2009. Il fenomeno si concentra di più nel Lazio, ma fortunatamente parliamo di numeri modesti. Bisogna monitorare questa realtà, e verificare se sarà confermata anche nei mesi successivi.
Malattie del lavoro: quale è stata l’evoluzione degli ultimi anni?
Abbiamo riscontrato un netto aumento: da 26.500 casi del 2004 siamo arrivati ai 29.700 del 2008. Ciò è perlopiù dovuto a una progressiva emersione del fenomeno grazie a maggiore consapevolezza e coraggio nel denunciare le patologie professionali.
Di cosa ci si ammala oggi?
Gran parte delle malattie (circa 27.500 denunce) si contraggono nel settore dell’industria e dei servizi. In questi ultimi anni abbiamo notato una riduzione della sordità e, contestualmente, un aumento delle nuove patologie professionali. Tra tutte, il cosiddetto “sovraccarico biomeccanico” (tendinite, tunnel carpale etc.), legato perlopiù alle attività informatiche quali l’utilizzo del mouse e del pc.
E per ciò che riguarda le fasce di popolazione? Chi è più a rischio?
L’80% degli infortuni coinvolge coloro che hanno tra i 18 e i 49 anni. Discorso simile per le morti sul lavoro. Le cose invece cambiano per gli stranieri: qui, la tendenza è in netto aumento.
Nel 2008 le denunce dei lavoratori non italiani sono state circa 144.000 (il 16.4%), mentre i casi mortali sono arrivati a toccare quota 180 (15.8%).

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