L’Italia alla guerra dell’acqua

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Dal 2011 diminuisce il coinvolgimento dello stato nella gestione del servizio idrico e arrivano i privati. Le incognite su contratti e tariffe. Il decreto Ronchi ha dato via a molte polemiche: depositati i quesiti referendari abrogativi

L’acqua non si tocca, è pubblica come la rete. Ma tra nel 2011 l’affidamento del servizio passerà ai privati. Le società scelte con gara pubblica. Ma non si sa ancora chi sarà a selezionarle. Così come non si sa chi regolerà contratti e tariffe. Oggi in Italia prevale ancora la società a capitale misto, solo sette sono totalmente in mano ai privati.

La situazione in italiana è molto varia si passa da una spesa annua altissima ad Agrigento (345 euro) e ad Arezzo (386) fino a quella più bassa a Milano (106) e a Isernia (114). Ma  c'è chi contesta l’assioma: privato uguale servizio migliore e miglior qualità snocciola le cifre: investimenti crollati a 700 milioni dal 96 al 2005 contro i due miliardi negli anni a gestione totalmente pubblica dal 86 al 95. Anche se i consumi calano, per via del sacrosanto risparmio idrico, le tariffe aumentano, + 61% in dieci anni (1998-2008), + 30% dal 2002 al 2008 e nei piani degli Ambiti territoriali si prevede un + 20% entro il 2013. Secondo i pro-privatizzazione gli investimenti dei privati porteranno riduzioni delle tariffe. Ma l’acqua è un grande affare. Il fatturato è di oltre 2,5 miliardi di euro, per un giro d’affari di sei miliardi.

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