Islanda, niente rimborso per i creditori britannici

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I cittadini dell’Isola del Pacifico, attraverso un referendum, hanno bocciato la legge che prevedeva il rimborso di 3,9 miliardi di euro ai circa 300mila risparmiatori britannici e olandesi colpiti da crack della Icesave, banca on-line islandese

Sono il 93,3% i "no" al referendum tenuto ieri in Islanda sulla legge Icesave, che prevedeva il rimborso di 3,9 miliardi di euro ai circa 300.000 risparmiatori britannici e olandesi colpiti dal crack dell'omonima banca online. Il risultato è ancora provvisorio ma riguarda il 90% circa delle schede scrutinate. Solo l'1,7% degli islandesi risultano a favore dell'operazione, secondo la tv pubblica Ruv. Sempre secondo l'emittente prima della chiusura delle urne il tasso di affluenza aveva superato il 60%. Il primo ministro uslandese Johanna Sigurdartottir ha affermato che il referendum, che dunque ha avuto una vitoria schiacciante dei no, "costerà caro" al Paese. Fonti governative hanno indicato che Londra e L'Aia sono disponibili a negoziare un nuovo accordo per il risarcimento.  

Il commento che arriva da parte del ministero delle finanze britannico è estremamente diplomatico: "restiamo impegnata nella ricerca di un accordo definitivo" con l'Islanda sui rimborsi ai creditori britannici danneggiati dal crac della banca islandese Icesave. "Il risultato del referendum - ha aggiunto un portavoce del ministero delle finanze londinese - è un affare islandese".
   
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