Distributori automatici, ormai tutto (o quasi) si compra qui

I primi distributori automatici sono arrivati in Italia con i marine, oggi ce ne sono più di 2 milioni (fonte: Confida)
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Libri, giocattoli, fiori, latte, frutta fresca e persino scarpe da ginnastica. L’epoca delle macchinette di caffè e merendine è preistoria. Oggi i dispenser erogano qualunque cosa e rispondono a ogni esigenza. E l’Italia è il primo produttore in Europa

di Cristina Bassi

All’aeroporto di Francoforte è spuntato quello di lingotti d’oro. A Londra, in piena Carnaby Street, spopola quello di scarpe da ginnastica. L’epoca dei distributori di caffè e merendine è preistoria, oggi le “macchinette” erogano qualunque cosa e rispondono a ogni esigenza del consumatore. Pasti caldi, cibi salutistici, latte e frutta freschi, libri, giocattoli, fiori, generi alimentari e non, cerotti e disinfettanti, collant, lingerie, persino sex toy: “Il vending è in continua espansione e trova una soluzione nuova al giorno. Con i dipenser si può vendere tutto, ci sono solo due limiti: lo spazio e la fantasia”, assicura Marco Monaco, presidente di Venditalia, l’esposizione internazionale della distribuzione automatica, e membro del comitato esecutivo di Confida, l’associazione che riunisce gli operatori del settore.

Dallo sbarco dei marine durante la Seconda guerra mondiale, che ha portato in Italia i distributori di Coca Cola, ne è stata fatta di strada. Per chi produce i dispenser inseguire i desideri del potenziale cliente è la prima regola. Ecco perché le aziende differenziano continuamente l’offerta e installano distributori dove il consumatore si trova o passa, negli uffici, nelle stazioni, per strada, senza che sia lui a dover andare in un negozio o al supermercato. Vendono inoltre prodotti di marchi conosciuti a prezzi competitivi, 24 ore al giorno e sette giorni su sette, proponendo sistemi di pagamento sempre più tecnologici.
“Le abitudini e i bisogni del consumatore di oggi faranno della distribuzione automatica quello che i supermercati sono stati per le passate generazioni – prevede Monaco –. Le vecchie ‘macchinette’, diventate veri negozi automatici, si diffonderanno sempre di più, anche perché permettono di ridurre la voce di spesa più onerosa dell’economia: il costo del lavoro”. Non sarà alienante avere sempre più a che fare con queste macchine? “Neanche Internet è un mezzo ‘umano’, eppure ha cambiato il mondo – conclude l’esperto –. Quasi tutto, a eccezione degli oggetti troppo grandi, si può comprare senza l’assistenza del personale, con il vantaggio che nei distributori i prodotti sono perennemente in vetrina”.

L’Italia è il maggiore produttore europeo di dispenser ed esporta il 70 per cento dei propri distributori. Secondo i dati Confida, nel 2008 nel Paese c’erano 2 milioni e 280 mila ‘macchinette’ (cresciute dell’8,42% rispetto al 2007), per un fatturato di 2,7 miliardi di euro. Il settore sta resistendo bene alla crisi grazie all’aumento dei consumatori “a gettone”, che nel 2009 sono arrivati a 22 milioni. Una ricerca del Censis spiega che gli aspetti più apprezzati di questo canale di vendita privo di mediazioni sono la facile reperibilità (per il 75,4% degli utilizzatori), l’apertura 24 ore al giorno (per l’87,3%) e il non doversi relazionare con un commesso (per il 64%). “Sempre più persone chiedono di poter acquistare i prodotti di uso quotidiano la sera tornando a casa dal lavoro, senza dover andare al supermercato – conferma Gianfranco Nalin, amministratore di Metroshopping che da qualche mese ha cominciato a installare vending machine nelle stazioni della metropolitana milanese –. Per questo forniamo generi non alimentari nei luoghi di passaggio dei pendolari e l’iniziativa, realizzata in collaborazione con l’azienda dei trasporti cittadina, sta avendo successo. I prodotti più richiesti sono la parafarmacia, i collant, i bagnoschiuma, i piccoli gadget”. il cliente non va più al negozio, è il negozio che va al cliente.

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