Finanziaria Usa, nel 2011 più tasse ai ricchi

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E’ una manovra che tende a punire i più facoltosi quella presentata da Barack Obama. Ma non piace alle maggiori Lobby economiche della Nazione, che criticano con forza l’inquilino della Casa Bianca

Il Presidente americano Barack Obama ha presentato oggi la finanziaria per l’anno 2011. Una finanziaria che nelle stesse parole dell’inquilino della Casa Bianca ha definito "più sostenibile" precisando che alcuni tagli alle spese previsti sono "dolorosi" e altri sono di "buon senso". Il Presidente ha inoltre sottolineato che “non ridurremo il deficit da un giorno all'altro". E nel tentativo di avvicinare il mondo politico a quello dell’americano medio ha aggiunto “Washington, deve fare come stanno facendo anche le famiglie americane, deve stringere la cinghia e tagliare e ridurre le spese non necessarie”. Tagli che non riguardano le spese di sicurezza nazionale, la Social Security e l'assistenza sanitaria per gli anziani ha tenuto a precisare il Presidente.

Tra le altre cose, la proposta di Finanziaria 2011 che l'amministrazione Obama ha inviato al Congresso prevede "una tassa di responsabilità per la crisi finanziaria sulle maggiori istituzioni finanziarie del paese per ripagare i contribuenti della straordinaria azione assunta attraverso il Tarp e per ridurre la propensione al futuro rischio". La misura farà entrare nelle casse dello Stato 90 miliardi di dollari in 10 anni. La tassa sulla responsabilità proposta da Obama si va ad aggiungere ai nuovi paletti per le banche proposti dallo stesso presidente e che stanno animando il dibattito fra i regolatori e istituti di credito a livello internazionale.

Il guru della finanza Warren Buffett si è espresso in modo contrario all'iniziativa: "Non capisco la proposta”, ha detto nei giorni scorsi. Le banche hanno restituito i fondi ricevuti nell'ambito del Tarp e una nuova una tassa "non ha senso": una "vendetta"' nei confronti delle banche con una tassa - ha spiegato Buffett - non è "una buona politica fiscale". Nel discorso sullo stato dell'Unione, Obama aveva comunque precisato che non è nel suo interesse punire le banche. "Ho proposto una tassa sulle maggiori banche: so che a Wall Street l'idea non piace, ma gli istituti che possono permettersi di distribuire di nuovo pesanti bonus, possono permettersi anche di pagare una modesta tassa" aveva spiegato il presidente americano precisando: "Non sono interessato a punire le banche ma a proteggere la nostra economia”.


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