Yamaha, continuano le proteste degli operai

La protesta deigli operai allo stabilimento di Lesmo
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In quattro si apprestano a passare la sesta notte consecutiva sul tetto dello stabilimento di Lesmo, in provincia di Monza. Chiedono la cassa integrazione per tutti i dipendenti della fabbrica, che l'azienda vuole chiudere

Si preparano alla sesta notte sul tetto dello stabilimento Yamaha di Lesmo, in provincia di Monza, i quattro operai che chiedono la cassa integrazione per tutti i dipendenti della fabbrica, che invece l'azienda vuole chiudere definitivamente.
Sotto una fitta nevicata attendono segnali dal gruppo giapponese, che per ora non arrivano. In attesa, anche i molti compagni di lavoro che stanno mantenendo il presidio di sostegno di fronte allo stabilimento, dove sta arrivando un camper della protezione civile messo a disposizione dall'amministrazione provinciale e molta legna che verrà arsa nei bidoni che contengono i fuochi con i quali i manifestanti si scaldano durante il giorno e, soprattutto, di notte. Sul tetto invece non vengono accese fiamme vive, a parte un piccolo fornello da campo: per scaldarsi i quattro usano una stufa a cherosene di giorno, sacchi a pelo tecnici e tende da alta montagna di notte. "Siamo tranquilli ma determinati e non ci muoviamo fino a quando non arriveranno notizie di un'apertura da parte dell'azienda", affermano i quattro.
L'attrezzatura che hanno portato con sé, compresi viveri per molti giorni, consente loro di sopravvivere in condizioni accettabili, per quanto la situazione lo permetta: sono di buon umore e scherzano con i compagni che li sostengono, 15 metri più in basso.
I manifestanti hanno il sostegno arriva anche dalle istituzioni: la Provincia di Monza, su disposizione del presidente Dario Allevi, ha inviato sul piazzale davanti alla fabbrica un camper della Protezione civile con personale specializzato per assistere gli scioperanti in caso di problemi sanitari o di altro genere. Allevi ha anche dichiarato che, pur sperando che possano trascorrere il Natale con le loro famiglie, se gli operai resteranno sul tetto fino al 25 dicembre, porterà loro un panettone e salirà a mangiarlo con i quattro lavoratori. "Provincia e Regione Lombardia, intanto, stanno intensificando gli sforzi diplomatici, anche sul governo, affinché da Yamaha giunga l'atteso segnale di apertura verso la concessione della cassa integrazione" conferma Gigi Redaelli, segretario Fim-Cisl Brianza che da venerdì sera, dopo l'incontro a Roma con il governo e la direzione di Yamaha Italia, staziona davanti alla fabbrica presidiata. Stamattina si e' recato in visita anche il sindaco di Vimercate, Paolo Brambilla, in rappresentanza dei Comuni del distretto 'hi-tech' della Bianza, che hanno indirizzato una lettera al prefetto di Milano affinché si faccia promotore presso le istituzioni di iniziative a sostegno dei lavoratori.

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