Draghi: impressionanti i debiti degli Stati e delle banche

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Il governatore della Banca d’Italia, intervenendo a una conferenza del Wall Street Journal, ha sostenuto che l'economia mondiale potrebbe fare i conti con un aumento dei tassi di interesse, prima che le banche abbiamo risanato i loro bilanci

Uno dei principali rischi per il futuro è quello "dell'impressionante massa di debito pubblico e privato" in scadenza nel mondo, e che potrebbe fare i conti con un aumento dei tassi di interesse. Un evento che "che non succederà domani" ma che deve preoccupare e indurre ad agire in fretta, anche se "la situazione e' migliore rispetto a quella di alcuni mesi fa". Dalla conferenza sul 'futuro della finanza' organizzata dal Wall Street Journal e di fronte a una scelta platea di banchieri e esperti del settore alle prese con le notizie provenienti dalla Grecia e da Dubai, il governatore della Banca d'Italia e presidente dell'Fsb, Mario Draghi, cita il problema del debito fra i maggiori rischi all'orizzonte.

Draghi indica poi il modello italiano, dove non sono stati permessi da decenni fallimenti degli istituti di credito, come una delle soluzioni possibili da far conoscere nel mondo per il problema delle grandi banche (too big to fail) che avrebbe conseguenze nefaste per tutto il sistema. "Se per qualsiasi ragione i tassi di interesse dovessero tornare a salire prima che i bilanci delle banche siano a posto - ha spiegato -, e possono farlo per motivi di politica monetaria e perché il tempo per il risanamento dei conti durerà degli anni", allora "ci sarà da preoccuparsi". "In questo caso - conclude - vedremo il rischio per i debiti degli Stati che si materializzerà"'. Il governatore ricorda a titolo di esempio la stima dei 4mila miliardi di dollari di debito "di bassa qualità garantito da proprietà commerciali, quelle che più risentono della crisi". Un debito che arriverà a scadenza nei prossimi cinque anni e "molto del quale probabilmente non sarà rifinanziato"..

A questo, ha spiegato Draghi, va aggiunto il debito pubblico di diversi Paesi europei, molti dei quali si sono indebitati per le misure di stimolo. "Quello degli Stati Uniti, della Gran Bretagna, della Grecia o della Germania e il nostro", spiega, e questo "crea dei problemi". Per il governatore inoltre uno dei problemi che sta peggiorando e' quello "delle istituzioni finanziarie 'too big to fail' (troppo grandi per fallire, ndr.): sono un grande problema che sta peggiorando, con ripercussioni sulla competitività dell'industria che sta diventando ancora più concentrata di quanto fosse prima della crisi"..

Secondo Draghi, non si può far fallire le banche, ma invece "bisogna trovare un meccanismo e risorse per permettere alla banca di continuare la sua attività"'. Il governatore ha ricordato come molti "Paesi hanno questo meccanismo e in Italia lo abbiamo usato diverse volte senza incorrere nel rischio di fallimenti. Non dico che sia il migliore, ma può essere una soluzione". Nel nostro Paese, infatti, esiste il Fondo Tutela e Garanzia dei depositi da parte dello Stato che interviene per evitare gli effetti di un eventuale defualt, mentre nella prassi nessun istituto di credito e' stato lasciato fallire ma ogni volta sono state sollecitate azioni di risanamento da parte della stessa banca, del mercato o l'intervento di un cavaliere bianco. Sul tema di tali istituzioni la conferenza ha visto un gruppo di lavoro cui ha partecipato l'ad di Unicredit Alessandro Profumo, il quale ha chiesto per le autorità di regolazione un "più forte mandato improntato alla stabilità finanziaria" e non "alla tutela dei consumatori", oltre a regole uguali per tutti. .

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