Rischio idrogeologico a Milano, le foto a 360° dei lavori sul Seveso

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di Carlo Imbimbo


È l’ultimo posto al mondo dove ci si aspetterebbe di trovare un buco. Qui, all’ombra di un enorme centro commerciale e a due passi dal capolinea del tram che ti porta diretto diretto in Duomo, il Seveso si infila sotto terra. Dopo oltre cinquanta chilometri allo scoperto e dopo aver attraversato tutta la Brianza, il torrente che con le piene diventa fiume, si inabissa sotto le case, sotto le strade. E prima di gettarsi nel Naviglio della Martesana, gli ultimi nove chilometri lo si può sentire scorrere attraverso i tombini che affiorano dal cemento del quartiere Niguarda. Siamo all’estremo limite settentrionale di Milano, al confine con il comune di Bresso, in pieno Parco Nord. È l’unico punto del territorio milanese dove il fiume scorre per pochi metri allo scoperto. Qui il Seveso non fa paura d’estate. Sulle sue acque placide vanno a caccia di cavedani i germani reali e i pescatori incalliti li puoi trovare ogni sera sull’argine appena rifatto. Quando arriva la stagione delle piogge questo stesso tratto di fiume diventa l’inferno. (SPECIALE DISSESTO DOLOSO)


Chi viene da via del Regno Italico verso via Aldo Moro, all’incrocio con via Ornato, percorre uno strano ponte: parapetto sulla destra, perché lì c’è il fiume, la città sulla sinistra. È qui sotto che il Seveso sparisce per sempre. È qui sotto che si crea il più pericoloso collo di bottiglia del suo percorso sinuoso. Piove e il torrente si gonfia, il livello dell’acqua sale e l’apertura sotto il ponte di via Ornato si chiude. L’acqua è incontenibile e trova la sua strada nelle spaccature del terreno, fuoriesce dai tombini, invade le carreggiate del quartiere Niguarda. Che si trasformano in altrettanti torrenti in piena. Niente che sia sotto il livello dell’acqua viene risparmiato: cantine, garage, seminterrati. Le auto vengono portate via come se fossero barchette da pesca. Ogni anno, quando arrivano le piogge, il milanesi che abitano da queste parti guardano il cielo e incrociano le dita.

Nell’estate 2014, dopo la disastrosa alluvione di luglio che provoca danni per 50 milioni solo a Milano, Stato, Regione, enti locali e tutti gli enti tecnici competenti si riuniscono attorno a un tavolo. In piena post-emergenza viene approvato un piano di messa in sicurezza. A tempo di record. Servono 142 milioni di euro. Trenta ce li mettono Regione e Comune di Milano, i restanti 112 lo Stato grazie al capo III del decreto Sblocca Italia, entrato in vigore proprio nel settembre di quell’anno. I lavori possono partire.

La prima opera in programma è a Senago: vasche di laminazione nell’hinterland nord di Milano. Secondo il cronoprogramma pubblicato nel 2014 sul sito di Regione Lombardia la data di inizio lavori è prevista per giugno 2015. Data di fine lavori: giugno 2016. Tra continui rinvii il cantiere apre, alla fine, il 28 ottobre 2016. Con un anno e mezzo di ritardo. Tempo previsto per ultimare i lavori: 15 mesi, fine 2017. A settembre 2017 gli scavi non sono neanche cominciati. A novembre arrivano le ruspe, ma una settimana dopo i lavori sono di nuovo fermi. 


Circolano indiscrezioni di un nuovo rinvio a febbraio 2018.
Alla base dei nuovi ritardi si sarebbe un contenzioso tra l’associazione di imprese che ha vinto la gara d’appalto per la realizzazione delle vasche di Senago e AIPO, l’Agenzia Regionale per il fiume Po, responsabile dei lavori di messa in sicurezza. Il piano prevedeva che le imprese costruttrici potessero utilizzare la terra di scavo per fare calcestruzzo. Sembra però che questo terriccio non rispetti gli standard. Le imprese si troverebbero letteralmente con una manciata di sabbia in mano. L’operazione, finanziariamente, rischierebbe di diventare un bagno di sangue.
Nessuno vuole rimetterci. Il braccio di ferro tra AIPO e imprese è in corso e c'è da augurarsi che veramente si possa ripartire a febbraio. In quel caso, calcolando i 15 mesi necessari, le vasche non sarebbero pronte prima di aprile 2019. Con quasi tre anni di ritardo rispetto a quanto previsto dal cronoprogramma del 2014.

 

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