Mezzo milione in piazza nella giornata di “Libera”. FOTO

Cortei, cori, bandiere colorate col simbolo dell'associazione fondata da don Luigi Ciotti. Oltre 500mila persone di tutte le età hanno celebrato il 21 marzo nelle piazze italiane la 22esima “Giornata della memoria e del ricordo delle vittime della mafia”. LA FOTOGALLERY

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    In 25mila a Locri e mezzo milione in tutta Italia. Questi i numeri della marcia organizzata il 21 marzo da “Libera'” per celebrare la 22esima “Giornata della memoria e del ricordo delle vittime della mafia”. Tra le città coinvolte anche Bari (foto), dove 5mila persone hanno marciato dallo stadio della Vittoria fino in piazza Libertà - Locri, corteo contro le mafie. Don Ciotti: "Oggi siamo tutti sbirri"
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    “Questo Paese ha dimostrato tante volte di saper reagire e di non sottostare alle intimidazioni mafiose. Sono orgoglioso del fatto che oggi da tutta la Puglia tante persone siano qui e sfilino con onore insieme a tanti sindaci che costituiscono spesso il terminale più esposto rispetto alla criminalità organizzata”, ha detto il sindaco di Bari e presidente dell'Anci, Antonio Decaro (foto) - Siamo tutti sbirri. In 25mila per don Ciotti a Locri
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    In migliaia anche a Genova dove il corteo, che ha visto tanti giovani portare grandi mani come simbolo di speranza, è partito dai giardini Caviglia per arrivare in piazza Matteotti - Mattarella a Locri: “Mafia forte e presente. La lotta riguarda tutti”
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    Anche nel capoluogo ligure sono stati letti i nomi di tutte le vittime cadute sotto i colpi della criminalità organizzata. “Da tanti anni portiamo avanti questa domanda di libertà e di giustizia per le vittime di mafia. Nel ricordare i nomi delle vittime, rinnoviamo il nostro impegno quotidiano”, ha detto al microfono Stefano Busi, referente di Libera in Liguria – Mattarella: la mafia è ancora forte e presente
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    A Genova sono stati organizzati anche diversi eventi e seminari tra i quali “A spasso per la Maddalena - storie di mafie, confische e persone perbene", un tour guidato ai beni confiscati con letture teatrali in pieno centro storico - Appello di Don Ciotti ai criminali
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    La manifestazione di Milano ha scelto la periferia nord-ovest della città: in migliaia si sono ritrovati a piazza Capuana, nel quartiere di Quarto Oggiaro, per ricordare in silenzio i nomi delle novecentoquarantatre vittime di mafia. Nella foto, tre giovani manifestanti - Mattarella: lotta alle mafie riguarda tutti
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    Nel suo intervento iniziale il sindaco Giuseppe Sala ha ricordato come quella contro la mafia è una battaglia che “non si vince da soli. In un Paese che spesso è diviso, decidiamo di stare insieme su qualcosa. Questo significa non delegare la lotta alla mafia a qualcun altro. Bisogna sapere che voi, le forze dell'ordine, Libera, le istituzioni, tutti insieme gestiranno questa battaglia” -
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    Alla manifestazione milanese ha preso parte anche Nando Dalla Chiesa, figlio del generale dei Carabinieri Carlo Alberto, ucciso da Cosa Nostra a Palermo il 3 settembre 1982 - Dalla Chiesa, l'Italia ricorda a 30 anni dall'eccidio
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    Sul palco milanese c'era anche don Virginio Colmegna, che proprio alla vigilia della manifestazione aveva duramente condannato le scritte apparse a Locri contro Luigi Ciotti. "Questi gesti meschini non indeboliranno chi non si rassegna alla violenza mafiosa e agli abusi di potere. Per questo sono sicuro che domani a Locri, a Milano e nelle piazze di tutta Italia, saremo ancora più numerosi a ricordare le vittime innocenti delle mafie e a rinnovare il nostro grido di verità e giustizia" - Locri, scritte offensive sul Vescovado dopo la visita di Mattarella
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    Proprio Milano ospiterà da giovedì 30 marzo a domenica 2 aprile, il "Festival dei beni confiscati alle mafie", un evento nato cinque anni fa su impulso del Comune di Milano e di "Libera". Il pubblico, accompagnato dalle guide di "Libera", potrà visitare alcuni dei 161 beni confiscati a criminali che operavano a Milano e trasferiti dallo Stato al Comune per impiegarli in attività di tipo sociale - Milano, al via il Festival dei beni confiscati alle mafie