Vajont, cinquant'anni dopo la valle è cambiata

Il 9 ottobre 1963 l'onda provocata dalla frana del monte Toc e dalla complicità degli uomini causò la morte di quasi 2000 persone. Dopo mezzo secolo dal disastro restano dolore e rabbia. Una supersite: "Non posso accettare scuse dallo Stato". VIDEO
  • 8 ottobre 2013. Cinquant'anni dopo l'enorme onda provocata dalla frana del monte Toc, e dalla complicità degli uomini, dolore e rabbia vivono ancora nei superstiti della catastrofe che ha provocato 1.910 morti accertati - Vajont, 50 anni dopo
  • "Dino Buzzati scrisse che fu come un sasso caduto in un bicchiere. No, caro maestro: quel masso non è caduto, ma l'ha lanciato la mano assassina dell'uomo, inseguendo il profitto a scapito di duemila vite umane", ha dichiarato lo scrittore Mauro Corona - Le immagini della tragedia
  • Disastro che infatti non fu "naturale", come frettolosamente si scrisse allora, ma un "disastro industriale", com'è unanimemente riconosciuto oggi - Vajont, una catastrofe non naturale
  • "La tragedia del Vajont è figlia di omissioni e di superficialità" ha dichiarato Gian Vito Graziano, presidente del Consiglio nazionale dei geologi. Che aggiunge: "In Italia ogni giorno si rischia il disastro per l'incapacità di gestire il territorio" - L'intervento del presidente dei geologi italiani
  • La catastrofe provocò 1.910 morti, 460 dei quali sotto i 15 anni. I giovani di oggi non sentono la presenza della diga e vivono quasi con disagio il marchio del Vajont: "Basta con 'sto Vajont, non sarebbe tempo di finirla?" - Vajont, il percorso della memoria
  • Solo nel 2013, il ministro Andrea Orlando ha chiesto scusa a nome del governo. "Un momento storico, un passo verso una riconciliazione, perché la comunità si aspettava le scuse dallo Stato" ha commentato il giovane sindaco di Longarone, Roberto Padrin - Le immagini della tragedia
  • "Le scuse dello Stato dopo tutto questo tempo non posso accettarle - spiega Viviana Vazza, che all'epoca aveva 16 anni - Lo sapevano che incombeva il pericolo della frana, che non dormivamo dalla paura già molto prima dell'ottobre '63" - Vajont, 50 anni dopo