Il 'manifesto', quarant'anni di eresia quotidiana

Il 28 aprile il quotidiano che ancora si definisce “comunista” compie 40 anni. Speranze rivoluzionarie, militanza d'altri tempi, conflitti politici, prime pagine storiche e una costante lotta per la sopravvivenza. GUARDA LA FOTOGALLERY
  • Il primo numero di sole quattro pagine del manifesto nella sua versione quotidiana. Si apre con le lotte operaie nella Fiat, un reportage dall'Indocina e un editoriale di Luigi Pintor intitolato: “Un giornale comunista”. Credits: il manifesto
  • Il giornale nasce per iniziativa di un gruppo di intellettuali della sinistra del PCI, a cui chiedono più attenzione alle istanze di democrazia nel blocco sovietico. Da dx: Luciana Castellina, Lucio Magri, Rossana Rossanda, Eliseo Milani. Credits: il manifesto
  • Il manifesto è all’inizio un mensile. Le posizioni espresse nella rivista porteranno nel 1969 alla radiazione dal Pci dei fondatori del periodico. Nel numero 2 della rivista, l'editoriale “Praga è sola” che poco piacque alla direzione del partito. Credits: il manifesto
  • Una delle fumose (e interminabili) riunioni di redazione del quotidiano in Via Tomacelli a Roma. Al centro Luigi Pintor, primo direttore del giornale, a destra in piedi Valentino Parlato, tra i fondatori e tuttora editorialista. Credits: il manifesto
  • Il colpo di stato in Cile che destituirà Salvador Allende e porterà al potere Augusto Pinochet visto dalla prima pagina e dalla prospettiva del giovane quotidiano. Credits: il manifesto
  • Il manifesto oltre che una rivista e un quotidiano è stato anche un partito politico. Nel ‘72 presentò una propria lista alla Camera, nel ‘74 si sciolse nel Partito di Unità Proletaria per il Comunismo. Qui il congresso di scioglimento. Credits: il manifesto
  • Un altro momento storico, la caduta del muro di Berlino, visto dalla prima pagina del giornale. Per chi era nato con l'obiettivo di superare, da sinistra, i limiti del comunismo reale un misto di gioia ma anche tanta incertezza. Credits: il manifesto
  • La prima Guerra del Golfo. Il manifesto si schiera su posizioni radicalmente pacifiste e raggiunge in quegli anni, sull'onda dell'opposizione al conflitto, il massimo storico delle copie vendute. Credits: il manifesto
  • 1999: il giornale si oppone ai bombardamenti Nato alla Serbia. Nel frattempo, le prime pagine del quotidiano hanno lasciato molto più spazio a foto e grafica e vanno alla ricerca di soluzioni di impatto come questa. Credits: il manifesto
  • Il 17 maggio 2003 il manifesto saluta Luigi Pintor, primo direttore del quotidiano e una delle firme più brillanti della testata. Credits: il manifesto
  • Le “prime” irriverenti e ironiche sono diventate nel tempo il marchio di fabbrica del quotidiano. Qui il 20 aprile 2005 il manifesto saluta a suo modo l'elezione di Papa Ratzinger. Credits: il manifesto
  • Difficile “coprire” le elezioni Usa quando il giornale chiude alle 21.30 ora italiana. Ci si può trarre di impaccio solo alludendo. E il 5 novembre 2008, in effetti, a cena alla Casa Bianca arrivò per la prima volta un afroamericano. Credits: il manifesto
  • Il 3 gennaio 2009 il manifesto riprende l'urlo dei padri fondatori (“Praga è sola”) per protestare contro l'operazione Piombo Fuso condotta da Israele nella striscia di Gaza. Credits: il manifesto
  • Nel febbraio del 2005 uno dei momenti più drammatici della storia del giornale. La giornalista del manifesto Giuliana Sgrena viene rapita in Iraq. Credits: il manifesto
  • Una manifestazione per chiedere la liberazione di Giuliana Sgrena. Credits: il manifesto
  • La storia del manifesto è una costante lotta per la sopravvivenza. In questa battaglia il quotidiano è spesso ricorso a numeri a prezzo maggiorato. Nel 1983 un numero a 10 mila lire. Qui, invece, il numero a 50 mila lire del 19 dicembre 1997. Credits: il manifesto
  • Esattamente 11 anni dopo (il 19 dicembre 2008) non ci sono più le lire. E il numero speciale, nel mezzo di una campagna di autofinanziamento, costa 50 euro. Credits: il manifesto
  • Per protestare contro i tagli alla legge sull'editoria che mettono a rischio la sopravvivenza del giornale, il 14 luglio 2010 il manifesto tiene una riunione di redazione in Piazza Montecitorio. Credits: Marco Cinque
  • Giornale di carta ma anche di strada e di militanza. Qui la distribuzione del quotidiano nei primi anni '70. Il signore con il cappello che esce dall'edificio (e non compra il giornale) è l'allora segretario del Psi Francesco De Martino. Credits: il manifesto
  • Sempre vicino ai movimenti, il manifesto si schiera con l'Onda. Gli studenti, almeno questa nella foto, gradiscono. Credits: il manifesto
  • Un primo piano di Rossana Rossanda, tra i fondatori del giornale. Oggi vive a Parigi e interviene saltuariamente sulle pagine del quotidiano. Nel 2005 ha scritto l'autobiografia “La ragazza del secolo scorso”. Credits: Carlo Leidi
  • Valentino Parlato, l'ultimo dei padri fondatori che ancora partecipa quotidianamente alla creazione del giornale. Credits: Carlo Leidi
  • Luigi Pintor. Parafrasando Gertrude Stein amava ripetere “un giornale è un giornale è un giornale”. Tra i tre padri storici della testata – Pintor, Rossanda, Parlato - le discussioni sulla linea del quotidiano erano a volte assai burrascose Credits: Carlo Leidi