Dalle "teste di Livorno" ai quadri di Genova: i falsi di Modigliani

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Le opere sequestrate alla mostra internazionale di palazzo Ducale dopo l'esposto di un esperto non sono il primo caso di falsificazioni e beffe che hanno come protagonisti i lavori di Modì

Non c'è pace per Amedeo Modigliani, grande pittore e scultore livornese sulle cui opere si son giocate beffe crudeli e sofisticate truffe. Il caso delle opere sequestrate durante una mostra internazionale a palazzo Ducale di Genova e dichiarate "grossolanamente false" dal perito nominato dal tribunale di Genova nell'ambito dell'inchiesta avviata dopo la denuncia dell'esperto toscano Carlo Pepi è l'ultimo coup de theatre legato al maestro livornese in ordine di tempo. In questo caso, burla, beffa o truffa sarà la magistratura a stabilirlo.

Le teste ritrovate a Livorno

Ciò che è certo è che l'affaire riporta a lontane e divertenti burle giocate sul nome di Modì. Livorno si sa è città che possiede spirito ludico genuino: quando nel 1984 vennero pescate nel Fosso reale tre teste scolpite in uno stile che richiamava quello del Modigliani, metà mondo della storia dell'arte - nomi celebri come quelli di Carlo Giulio Argan, Dario Durbé e Cesare Brandi - gridò al miracolo. L'altra metà, come Federico Zeri, parlò di falso. L'esperto pisano Carlo Pepi tagliò la testa al toro e le definì sbrigativamente "dei trojai" che tradotto significa 'porcherie'. Un mese dopo il ritrovamento, tre studenti universitari livornesi dichiararono la burla e la certificano con prove ineludibili: una delle tre teste l'avevano fabbricata loro col trapano, faccenda che si poteva ammirare in una photostory di innegabile efficacia. Le altre due teste, anch'esse ripescate nel Fosso Reale, erano invece opera di tale Angelo Froglia, artista d'animo e portuale per necessità che affermò di non aver voluto fare uno scherzo ma creare un'operazione estetico-artistica finalizzata a un'accurata demistificazione del mito.

La mostra sui "veri falsi" di Modì

Burla o non burla, il ritrovamento delle tre teste ebbe un'eco mondiale e finì per diventare mostra itinerante, nel 2014, sui veri falsi di Modì. Certo, quel tratto "così elegante" come lo definì Picasso, era tutto sommato tecnicamente semplice da copiare: eppure proprio il tratto è quello che identifica l'autore e consente di scoprire la truffa. Parola di Carlo Pepi: proprio lui ha denunciato per primo la falsità delle opere esposte a Genova (denunciò anche quadri esposti a Catania e Viterbo), una tesi che adesso ha il placet del perito: il tratto, quel tratto che Pepi definisce "elegantissimo, tridimensionale" su quelle tele è stato, afferma il perito, "grossolanamente falsificato".

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