Cassazione, non indicare i cibi surgelati al ristorante è reato

La mancata segnalazione nel menu del ristorante costituisce una violazione dell'articolo 515 del codice penale (Getty Images)
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Anche la semplice detenzione di prodotti supercongelati in dispensa, quando nessun piatto del menù ne prevede la presenza, costituisce una tentata frode nell'attività di commercio

Non indicare sul menù se un cibo è surgelato è reato, così come detenerlo in dispensa senza informare i clienti: lo ha stabilito la Corte di Cassazione in una sentenza nella quale un ristoratore milanese è stato condannato al pagamento di 200 euro per tentata frode in commercio, confermando il verdetto del secondo grado di giudizio.

Il profilo legale

Secondo gli ermellini, l'informazione sulla natura surgelata dei cibi è un elemento essenziale per il consumatore, tanto che non segnalarli nel menu del ristorante costituisce una violazione dell'articolo 515 del codice penale, quello sul tentativo di frode in commercio, per l'appunto. Non è tutto: secondo quanto stabilito dalla sentenza 34783/17, anche la semplice detenzione nel ristorante di pesce o carne surgelati, quando nessun piatto del menù ne specifica la presenza equivale a un tentativo di frode.

La sentenza

"Ai fini della configurazione del reato di frode in commercio non è necessaria la concreta contrattazione con un avventore", afferma la Corte nella sentenza, "essendo integrato il reato, nella forma tentata, in presenza di detenzione all'interno di un esercizio per la ristorazione di alimenti surgelati destinati alla somministrazione, senza che nella lista delle vivande sia indicata tale qualità in assenza, oltretutto, di alimenti freschi, essendo congelata la totalità delle provviste". In altre parole, se non indicato sul menù, il ristoratore è punibile ogni volta in cui nella propria dispensa conserva materiali surgelati. A nulla è valsa la linea difensiva del condannato, secondo cui la "mera detenzione di cibi surgelati" non configurava il reato poiché al momento del fatto non erano presenti clienti. Al soggetto, oltre ai 200 euro di multa, è stato imposto il pagamento delle spese legali e processuali, oltre che 2mila euro da versare alla cassa delle ammende. Sarebbe potuta andare anche peggio: l'articolo 515, infatti, prevede pene, fino a 2 anni di reclusione e 2.665 euro di multa.

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