Gli affari della 'Ndrangheta sui migranti: 68 arresti

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Sgominata la cosca Arena di Isola Capo Rizzuto nel Crotonese, accusata di controllare il Cara. Il Procuratore: “Lucravano anche sui pasti. Se doevano fornire 500 pasti, ne portavvoa 300, gli altri non mangiavano”. Al parroco 132mila euro per "assistenza spirituale"

Affari d'oro per la 'ndrangheta sulla pelle dei migranti: il centro d'accoglienza più grande d'Europa era diventato il "bancomat" del clan Arena di Isola Capo Rizzuto, nel crotonese. Un fiume di soldi, pari a 103 milioni di euro, destinati all'assistenza dei migranti ospiti del Cara della cittadina calabrese, alimentava le entrate della cosca grazie alla regia di un parroco, don Edoardo Scordio, un tempo icona antimafia, e del governatore della locale Misericordia, Leonardo Sacco. I due sono stati fermati insieme ad altre 66 persone, su ordine della Dda di Catanzaro.

"Centro di accoglienza era bancomat dei clan"

“Dove ci sono potere o denaro, c’è la 'ndrangheta che sfrutta i bisogni anche dei disperati”, afferma in conferenza stampa il procuratore di Catanzaro Gratteri. “A noi – aggiunge - risulta che il clan controllasse il Cara  almeno dal 2009. Lucravano anche sui pasti. Se, per esempio, la società doveva fornire 500 pasti, ne portavano 300, gli altri non mangiavano'”. Ed è il generale Giuseppe Governale a lanciare la pesante accusa e a motivarla durante la conferenza stampa: "Il Centro di accoglienza era il bancomat del clan": VIDEO.

A gestire tutto c’era il parroco

L'operazione ha impegnato 500 uomini di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza e ha portato anche al sequestro preventivo di 84 milioni di euro. Pesanti le accuse formulate dai magistrati antimafia: associazione mafiosa, estorsione, porto e detenzione illegale di armi, intestazione fittizia di beni, malversazione ai danni dello Stato, truffa aggravata, frode in pubbliche forniture e altri reati di natura fiscale, tutti aggravati dalla modalità mafiose. T

132 mila euro in un anno

Secondo gli atti della Dda di Catanzaro, il ruolo di “gestore occulto” della Confraternita della Misericordia era svolto dal don Edoardo Scordio. Il parroco viene definito l'organizzatore di un vero e proprio sistema di sfruttamento delle risorse pubbliche destinate all'emergenza profughi, riuscendo ad aggregare le capacità criminali della cosca Arena e quelle manageriali di Leonardo Sacco, 38 anni, governatore dell'associazione benefica, da lui fondata. Per questi “servizi” don Edoardo Scordio avrebbe ricevuto, nel solo anno 2017, 132.000 euro a titolo di prestito/contributo e pagamento di note di debito "per servizi di assistenza spirituale" che avrebbe reso ai profughi ospiti della struttura.

Gli introiti erano tali da indurre il clan in guerra a firmare una "pax" con gli avversari dopo anni di conflitto armato, con l'obiettivo di spartire il denaro, che lasciava al potente casato mafioso libertà d'azione anche sui settori più tradizionali d'interesse, come la gestione delle estorsioni su tutta la fascia ionica crotonese e catanzarese, ed in quello più innovativo delle scommesse on line. Tutto documentato nelle 1.600 pagine dell'ichiesta "Jonny".

Business sui migranti e polemiche

La vicenda ha inoltre riacceso lo scontro politico sul "business" dei migranti. I Cinquestelle chiedono le dimissioni del ministro degli Esteri Angelino Alfano: da titolare degli Interni avrebbe sottovalutato i sospetti su Leonardo Sacco e lo avrebbe incontrato. Giorgia Meloni (Fdi) lo invita "a riferire" sulla vicenda. La Lega Nord, con Lorenzo Fontana, invoca un "radicale giro di vite" sull'arrivo dei profughi, mentre Lucio Malan (Fi) chiede che le somme destinate ai Cara siano impiegati per sostenere lo sviluppo del terzo mondo. Celeste Costantino (Si) chiede la chiusura dei Cara. Gennaro Migliore (Pd) risponde a Matteo Salvini che si dice pronto a "bloccare anche fisicamente gli sbarchi" e dice: "A Salvini, che anche oggi delira e invoca la pulizia etnica, dico che va fatta piazza pulita di chi specula sulle persone più deboli". 

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