Camorra, Finanza confisca beni per 38 milioni al clan Mallardo

La Guardia di Finanza in azione (Agenzia Fotogramma)
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Immobili, auto, moto, aziende e conti correnti sono stati scoperti dai finanzieri nell'ambito dell'operazione nominata "Bad Brothers". Svelato un modello di business per riciclare il denaro proveniente dalle attività illecite

Undici società, circa settanta immobili, venti veicoli e altri beni per un valore complessivo di 38,1 milioni di euro sono stati confiscati ai fratelli Domenico e Giovanni Dell'Aquila, appartenenti al noto clan camorrista "Mallardo". L'operazione è stata eseguita dai finanzieri del Comando Provinciale di Roma. Il clan Mallardo è stato già oggetto, in passato, di sequestri importanti di beni e somme milionarie. L'operazione, che ha coinvolto immobili e società attive nelle province di Latina, Napoli, Caserta e Bologna, è stata denominata "Bad Brothers".

Una maxi-confisca di beni mobili, immobili e società

È un vero e proprio "tesoro" quello dell'operazione "Bad Brothers". Il frutto del provvedimento di confisca, per un valore economico di 38,1 milioni di euro, ha compreso 11 società con sede nella provincia di Latina, Napoli, Caserta e Bologna (tre operanti nel settore delle costruzioni di edifici, una nel commercio di porcellana, due nel commercio di autoveicoli, due nel settore dell'intermediazione immobiliare e tre in quello alberghiero e della ristorazione); quote di altre due società con sede nella provincia di Napoli e Bologna ed operanti nel settore della costruzione di edifici; 68 unità immobiliari nella provincia di Latina, Napoli, Caserta, Ferrara e Bologna; 19 tra auto e moto; 15 rapporti bancari, postali, assicurativi e quote azionarie.

Il modello di business del clan Mallardo

Le indagini, che hanno portato alla maxi-confisca, partono già nel 2012 e svelano i rapporti tra i Dell'Aquila e il potente clan camorrista dei Mallardo. In particolare, l'inchiesta mostra come gli affari del clan da tempo si siano ampliati: dal finanziamento del traffico di sostanze stupefacenti al controllo di attività economiche di rilievo (appalti pubblici, edilizia, commercio all'ingrosso). Secondo quanto dichiarato da un pentito di camorra, rispetto al metodo di "impresa camorrista" ideato dai Mallardo, il clan non si muove più con il pizzo estorsivo; ma gli esponenti di rilievo di tale organizzazione camorristica entrano in società con gli imprenditori, dando una parvenza di liceità all'attività economica. Così, da un lato i camorristi investono in aziende i proventi delle attività delittuose, riciclando il denaro sporco. Dall'altro incassano i proventi leciti dalle attività che hanno acquisito.

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