Aveva denunciato odissea per abortire, chiuse indagini: "Niente reati"

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Il caso era scoppiato a marzo: una donna padovana aveva raccontato di aver dovuto contattare oltre venti ospedali, prima di riuscire a interrompere la gravidanza. I magistrati hanno ricostruito la vicenda e stabilito che non ci sono state violazioni della legge 194

Il caso era finito sulla stampa a marzo, anche se risaliva al dicembre 2015. Una donna padovana di 41 anni aveva raccontato la sua odissea per riuscire ad abortire. Era stata aperta un’indagine, che ora la Procura euganea ha chiuso arrivando alla conclusione che non ci sono stati reati o irregolarità.

Le conclusioni della magistratura

La donna, madre di due figli, aveva raccontato di essere stata respinta da 23 ospedali del Nordest prima di riuscire ad abortire nella struttura della sua città, la prima che aveva contattato. Per riuscire a trovare una soluzione si era anche rivolta alla Cgil. Le indagini condotte dai carabinieri del Nas, però, non hanno riscontrato alcuna violazione della legge 194. Secondo le ricostruzioni, infatti, la donna si sarebbe rivolta a un consultorio il 15 dicembre del 2015, da qui sarebbe stata mandata all'Azienda ospedaliera di Padova, dove il 23 dicembre sarebbe stata sottoposta a una visita ginecologica e le sarebbe stata fissata la data per l’interruzione di gravidanza, il 12 gennaio del 2016. Giorno in cui è effettivamente avvenuto l’aborto. Tutto, secondo la magistratura, nei tempi stabiliti dalla legge.

L’assessore: “Tutto falso”

L’assessore veneto alla Sanità, Luca Coletto, ha commentato la vicenda in modo duro. “Era tutto falso. Altro che odissea. L'odissea l'hanno vissuta operatori e sanitari sbattuti in prima pagina come dei mostri. Le bugie hanno la lingua lunghissima, ma per fortuna hanno le gambe corte”, ha detto.

Le telefonate per cercare di anticipare la data

Altri, invece, sottolineano comunque la situazione di stress e ansia vissuta dalla donna veneta. Quando le è stato fissato l’appuntamento per l’aborto, infatti, probabilmente preoccupata dai tempi stretti per rimanere entro i 90 giorni previsti dalla legge, avrebbe fatto diverse telefonate ad altri ospedali per cercare di anticipare la data. Non avendo trovato altre disponibilità, ha interrotto la gravidanza nel giorno concordato a Padova. Un fraintendimento, poi, ci sarebbe stato anche sul numero di strutture contattate: non sarebbero state 22 o 23, come riportato a marzo, ma una decina. La donna, secondo i carabinieri, avrebbe fatto 23 chiamate, ma in molti casi indirizzate verso le stesse cliniche.

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