Appalti truccati per la tangenziale di Napoli, cinque arresti

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I Carabinieri di Noe e Ros hanno eseguito cinque ordinanze di custodia cautelare. Le gare sarebbero state "aggiustate" per favorire un'impresa vicina ai clan

Un imprenditore ritenuto vicino al clan camorristico dei Casalesi, i due figli e due funzionari della Tangenziale di Napoli. Sono i destinatari di cinque ordinanze di custodia cautelare eseguite dai Carabinieri del Noe di Caserta e del Ros del capoluogo campano: l'indagine in corso è per turbata libertà degli incanti e intestazione fittizia di beni con l'aggravante mafiosa, in relazione alle gare d'appalto per la manutenzione del tronco autostradale della tangenziale di Napoli.

I reati contestati

Secondo la tesi degli inquirenti, i due funzionari della Tangenziale di Napoli Spa (un tecnico di gestione dei contratti e un addetto alla segreteria dell'unità affari societari e legali) avrebbero agito sulla redazione degli atti di gara al fine di favorire la CO.GE.PI. Srl, impresa edile appartentente alla famiglia Piccolo, ritenuta da magistrati e forze dell'ordine vicina al clan Zagaria e vincitrice dell'appalto incriminato nel 2015. I due giovani che risultano come proprietari formali della ditta sono accusati di intestazione fittizia di beni.

Il titolare occulto

Per i magistrati che guidano l'indagine, il titolare "reale" sarebbe il padre dei due, unico destinatario della misura cautelare in carcere (gli altri quattro sono ai domiciliari) e già detenuto dopo l'arresto, due anni fa, nell'ambito di un'inchiesta della Dda di Napoli sui lavori di metanizzazione eseguiti dalla Cpl Concordia in Campania. Il Ros di Napoli ha anche sottoposto a sequestro preventivo quote sociali della CO.GE.PI. per un valore di 700mila euro. La società al centro dell'indagine fu creata nell'estate 2013, assorbendo la Coigas (intestata all'imprenditore arrestato) e la Agm Costruzioni, appartenente a un fratello, poi deceduto nel settembre 2015.

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