Gli sbarchi non si fermano. Msf: "Migranti hanno segni di torture"

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Nel Canale di Sicilia affonda un gommone: recuperati 8 corpi, anche quello di un bimbo di 8 anni. Nel fine settimane sono state soccorse circa 7mila persone

Nuova strage nel Mediterraneo in un weekend di Pasqua che ha visto circa 7mila migranti salvati in una cinquantina di interventi di soccorso coordinati dalla Guardia costiera.

Tragedia nel Canale di Sicilia

Alcuni gommoni carichi di persone si sono trovati in difficoltà a 20-25 miglia dalle coste della Libia: sette i cadaveri recuperati dalla nave Phoenix della ong Moas (Migrant Offshore Aid Station) intervenuta in aiuto. Un altro cadavere, che si trovava su un differente gommone, è stato preso a bordo dalla nave di un'altra ong, Sea Eye. Potrebbero esserci diversi dispersi.



Soccorse circa 7mila persone

Non si arresta, dunque, il flusso migratorio nel Canale di Sicilia, favorito dalle buone condizioni del mare. Nella sola giornata di sabato 15 aprile i mezzi di soccorso hanno fatto ben 33 interventi, con 4.500 persone recuperate e nel giorno di Pasqua altre 21 operazioni ne hanno salvate circa 2mila dalla Libia. In azione anche pescherecci e mezzi delle organizzazioni non governative che continuano nel loro lavoro umanitario in mare.

Un bimbo di 8 anni tra le vittime

Proprio da una delle ong che ha prestato aiuto, la Moas, è arrivata la drammatica testimonianza degli interventi in mare: "Immagina di portare il corpo senza vita di un bambino di 8 anni nella tua casa a Pasqua. Non dimenticherò mai questo giorno", ha scritto su twitter Chris Catrambone, che con la moglie Regina ha fondato l'organizzazione. 



Altri dispersi

Un fotografo a bordo della Phoenix ha riferito di venti morti, ma il numero non sarebbe confermato, anche se i soccorritori parlano di altri corpi in mare. Nella zona, oltre alla nave di Moas sono attivi i mezzi di due ong tedesche, Sea Eye e Jugen Rettet. Le navi hanno lanciato sos perché già cariche di passeggeri. E ci sarebbero altre imbarcazioni in difficoltà. 

Msf: migranti con segni di torture

Intanto, è arrivata a Reggio Calabria una nave con a bordo 649 migranti soccorsi due giorni fa. "Molti di loro - ha raccontato Michele Trainiti, responsabile del soccorso e della ricerca in mare di Medici senza frontiere - presentavano segni di tortura e delle sofferenze subite in Libia o durante il tragitto. Per la prima volta cominciamo a vedere anche i segni delle guerre: feriti da arma da fuoco e segni di maltrattamenti e torture". Altri 851 sono sbarcati a Lampedusa. 

Proseguono gli sbarchi
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