Blitz della Dia, sospesi 12 dirigenti e dipendenti Autostrade Sicilia

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Indagate 57 persone. I reati ipotizzati: falso, abuso d'ufficio e truffa. Il danno stimato è di circa un milione di euro. Sospeso anche un sindaco nel messinese

Blitz della Direzione investigativa antimafia di Messina al Consorzio per le autostrade siciliane (Cas), insieme al Centro operativo di Catania. Al termine di una complessa attività investigativa, durata quasi due anni, è scattata in varie province l'operazione "Tekno", con l'esecuzione di misure cautelari emesse dal Gip di Messina. E, dodici persone, tra dirigenti e dipendenti del Cas, sono state sospese dai loro incarichi. I reati ipotizzati sono, a vario titolo: falso, abuso d'ufficio e truffa. Nell’inchiesta sono indagate 57 persone.

Progetti non conclusi o falsi: danni per un milione di euro

Al centro delle indagini, coordinate dal procuratore aggiunto di Messina, Sebastiano Ardita, ci sarebbe la percentuale di circa il 2% che spetta, per legge, a chi segue appalti pubblici, pagata alla fine dei lavori. Secondo l'accusa, molti progetti per cui sarebbero stati incassati i soldi non sarebbero stati conclusi o, addirittura, neppure esistiti. Il danno per il consorzio in due anni è stato stimato in oltre un milione di euro, e la Dia, in esecuzione del provvedimento del Gip, è impegnata, oltre che in perquisizioni domiciliari e negli uffici, anche in un sequestro di beni equivalente allo stesso importo.
Ci sarebbe anche un sindaco di un Comune della fascia tirrenica del Messinese tra i dipendenti sospesi dall'incarico svolto per il Cas. Il provvedimento riguarda la sua professione e non il suo ruolo di amministratore pubblico.    

Gli incentivi per il lavoro d'ufficio

L'indagine era già iniziata nel 2014, quando la Procura di Messina e la Dia di Catania avevano arrestato i vertici della Consorzio e alcuni imprenditori accusati dell'affidamento di appalti a imprese compiacenti. Quello che ora emerge, come dimostra la testimonianza di uno dei dipendenti, è che alla Cas sono contestati la concessione e il pagamento ai 57 dipendenti, con quote diverse, di incentivi ottenuti per del lavoro che, secondo l'accusa, sarebbe stato svolto nell'orario d'ufficio e per compiti previsti dall'impiego svolto per conto del Consorzio. "La mia attività “, ha affermato il dipendente, “consisteva nel compilare tabelle, un'attività che avevo reso per dovere d'ufficio, comunque non riconosciuti da incentivi progettuali, in relazione ai rapporti del Cas con altri Enti e per tratte autostradali diverse". Il lavoro, precisa il dipendente, "è stato da me espletato in ufficio, trasmesso a un geometra e discusso con il Rup (responsabile unico del procedimento), e comunque normalmente nelle ore ordinarie d'ufficio: è capitato anche fuori dal normale orario di lavoro". La dichiarazione, secondo l'accusa, evidenzierebbe come le mansioni svolte per gli incentivi progettuali rientravano "nell'ordinaria attività del dipendente, svolta principalmente nelle ore d'ufficio". 

Il presidente: "Profondamente rammaricato"

Il presidente del Cas, Rosario Faraci, in una nota si dice ''profondamente rammaricato per gli sviluppi della vicenda giudiziaria su fatti risalenti al 2012 e 2013" e manifesta la totale fiducia nell'operato della Magistratura''. Il Cas, garantisce, è pronto ad adottare tutti i provvedimenti necessari nei confronti dei dipendenti coinvolti.

 

 

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