Strage di Erba, accolto il ricorso di Olindo e Rosa su nuove prove

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La Cassazione ha annullato la decisione della corte d'Appello Brescia che aveva dichiarato inammissibile la richiesta dei coniugi condannati all’ergastolo per gli omicidi dell’11 dicembre 2006. La difesa punta al riesame di sette elementi mai considerati prima, tra cui un capello e una macchia di sangue

La Cassazione ha annullato con rinvio l'ordinanza della corte d'appello Brescia che aveva dichiarato inammissibile la richiesta di Olindo Romano e Rosa Bazzi, i coniugi condannati all'ergastolo per la strage di Erba dell’11 dicembre 2006, di esaminare in incidente probatorio sette nuovi elementi di prova non considerati nei precedenti gradi di giudizio.

 

Le sette prove - La richiesta dei coniugi riguarda gli esami di un capello, trovato sul corpo di Youssef, il bambino di due anni che fu una delle vittime, un accendino, un mazzo di chiavi, un giubbotto, un cellulare e una macchia di sangue. “I reperti saranno analizzati con la forma dell'incidente probatorio davanti ai giudici bresciani", spiega l'avvocato Fabio Schembri che lavora da tempo in team con Luisa Bordeaux e Nico D'Ascola con l'obiettivo della revisione del processo. L'annullamento con rinvio della Cassazione, secondo i legali, potrebbe riaprire il caso. Per il momento, però, non ci sono elementi in base ai quali dare per certo il fatto che le sette presunte prove “trascurate” saranno senz'altro valutate. Potrebbe anche darsi che la Cassazione si limiti a chiedere un maggior approfondimento motivazionale.

 

Il processo - Olindo Romano e Rosa Bazzi, rei confessi, sono stati condannati all'ergastolo in via definitiva il 3 maggio del 2011 per aver ucciso quattro persone nella “palazzina del ghiaccio” in Via Diaz a Erba, in provincia di Como. La Cassazione aveva confermato le precedenti sentenze di primo e secondo grado, pronunciate rispettivamente il 26 novembre 2008 e il 20 aprile 2010. I coniugi, tuttavia, dopo alcuni mesi hanno ritrattato la loro dichiarazione.

 

La strage - Le vittime dell’omicidio sono Raffaella Castagna e il figlio Youssef Marzouk, la nonna Paola Galli e la vicina Valeria Cherubini, accorsa a vedere che cosa stesse succedendo nella casa di Raffaella che era stata data alle fiamme. Sopravvisse solo Mario Frigerio, marito della Cherubini, vivo per miracolo dopo essere stato accoltellato alla gola e scampato grazie a una malformazione della carotide e la cui testimonianza fu fondamentale per l’arresto di Olindo Romano e Rosa Bazzi. I coniugi, durante la confessione poi ritrattata, avevano spiegato che la lite era nata dalla musica ad alto volume a notte fonda che Azouz Marzouk, padre di Youssef e compagno di Raffaella, ascoltava sotto la loro finestra quando rientrava a casa. Marzouk, inizialmente indicato come possibile responsabile della strage, al momento dell’omicidio si trovava in Tunisia, dove vive ancora oggi.

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