Sanità: in un’azienda su 4 almeno un episodio di corruzione

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Il fenomeno contamina soprattutto le strutture sanitarie del Sud. E incide direttamente sui settori a contatto con i pazienti: liste d'attesa, assunzioni, forniture di materiale sanitario e acquisti in genere

La corruzione avvelena un'azienda sanitaria su 4. È quanto emerge dall'indagine condotta dal Censis sulla percezione dei Responsabili della prevenzione della corruzione, organo istituito nel 2013 con l'obbligo di vigilare sulla trasparenza nelle strutture sanitarie. Sono state 136 quelle esaminate, nell'ambito del progetto Curiamo la corruzione. A subire maggiormente il fenomeno sono gli ospedali del Sud, che costituiscono il 37,3% del campione indagato.

 

La fotografia della sanità corrotta - L'indagine Censis, coordinata da Transparency international Italia, in partnership con Censis, Ispe Sanità e Rissc (Centro ricerche e studi su sicurezza e criminalità), è stata presentata a Roma al Tempio di Adriano. I dati hanno messo in luce come gli interventi normativi e i meccanismi di prevenzione e contrasto introdotti negli ospedali siano riusciti a contenere il fenomeno, ma non a eliminarlo. Le strutture sanitarie che hanno partecipato all'indagine sono state classificate in 4 gruppi, secondo un indice che valuta la percezione del rischio di corruzione. Tra le strutture indagate, 24 (il 17,6% del campione) di cui 16 al Nord, si sono classificate nella fascia bassa di rischio. Altre 20 strutture sanitarie (14,7%) si sono collocate nella fascia alta: 9 di queste sono al Sud. L'indagine ha rilevato che nel 51,7% delle strutture ospedaliere non sono stati adottati Piani anticorruzione adeguati, con picchi di inadempienza in Calabria e Puglia.

 

I settori più interessati: dalle assunzioni alle pompe funebri - È emerso inoltre che il 6% delle spese del Servizio sanitario nazionale sia da imputare a sprechi e corruzione. La corruzione agisce soprattutto nella violazione del sistema di gestione delle liste d'attesa, nella segnalazione dei decessi alle imprese funebri e nei favoritismi verso i pazienti che provengono dalla libera professione. Ma rischi elevati si riscontrano anche nelle forniture, nelle assunzioni, nella possibile falsificazione della sperimentazione clinica e nell'iperprescrizione dei farmaci (ossia nella prescrizione di più dosi di quelle necessarie, o di medicinali più costosi).

 

I primi cambiamenti - Ma qualcosa sta cambiando. Il 96,3% delle aziende sanitarie ha predisposto sistemi di raccolta delle segnalazioni per i casi di corruzione. Il 44,4% utilizza sistemi informatici a tale scopo. Inoltre, il 79,4% delle strutture ha adottato i Patti di integrità, da sottoscrivere con le aziende che partecipano agli appalti; e il 90,4% ha intrapreso percorsi di formazione rivolti al personale sui temi dell'etica e della legalità. Sensibilizzare e formare i dipendenti sono due delle misure più efficaci per contrastare il fenomeno, superiori anche all'aumento dei controlli su spese e appalti.

 

Gli obiettivi del progetto - Come sottolineano i supervisori del progetto, "Curiamo la corruzione" ha l'obiettivo di migliorare il Sistema sanitario nazionale italiano, che comuqnue rimane uno dei migliori al mondo sia per ampiezza che per qualità dei servizi offerti. Ridurre la corruzione è uno degli effetti che si vuole raggiungere. Al momento si stanno svolgendo progetti pilota anticorruzione in 4 Asl: Bari, Melegnano- Martesana (Milano), Siracusa e Trento. Da "Curiamo la corruzione" è nata ance una petizione per un Sistema sanitario nazionale più trasparente integro ed equo, in cui si chiede che la sanità pubblica sia messa al riparo da chi vuole danneggiarla con attività criminali e corruzione.

 

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