Pompei, il crollo nella Casa del pressorio per "naturale deperimento"

I danni vennero rinvenuti durante un sopralluogo di routine (Foto: archivio Ansa)
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Pm chiede l'archiviazione dopo le indagini condotte dai Carabinieri di Torre Annunziata. Decisive le perizie tecniche

Il crollo avvenuto a Pompei alla fine di gennaio, nell'atrio della cosiddetta Casa del Pressorio non fu causato dall'uomo ma fu dovuto a "naturale deperimento". È la conclusione cui è giunto il pubblico ministero della Procura di Torre Annunziata, che ha chiesto al giudice per le indagini preliminari l'archiviazione.   


Accertamenti tecnici decisivi
- L'indagine della Procura era a carico di ignoti e riguardava i danni segnalati dalla Sovrintendenza su una porzione di muro non affrescato all'interno della domus (chiusa al pubblico), nei pressi della Casa del Citarista. I danni erano stati ravvisati nel corso di un sopralluogo di routine il 27 gennaio scorso. La Casa del Pressorio di terracotta si trova sulla via dell'Abbondanza al civico 22 (Insula IV) della Regio I, una delle due Regiones non ancora interessate dai restauri. Decisivi per l'istanza di archiviazione i risultati degli accertamenti tecnici eseguiti dai consulenti nel corso dell'inchiesta, condotta dai Carabinieri di Torre Annunziata.

 

I restauri recenti - Alla fine di marzo hanno aperto al pubblico la Casa dell'orso ferito e la Casa di Sirico, nella Regio VII. All'interno della seconda, riportata alla luce dagli scavi alla fine dell'Ottocento, furono trovati i resti di un piccolo gruppo di persone, che tentarono la fuga dalla colata lavica del Vesuvio. Su di esse l'archeologo Giuseppe Fiorelli eseguì, per la prima volta, la tecnica della colata di gesso liquido nell'impronta dei corpi, nel 1863. La Regio I e la Regio II sono invece le ultime Regiones di Pompei nelle quali deve avviarsi la messa in sicurezza prevista dal “Grande Progetto Pompei”, ferma a causa di un ricorso pendente al Tar.

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