Camorra, sequestrati beni per 20 milioni a imprenditori vicini ai clan

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Il patrimonio reinvestito in numerosi immobili e locali commerciali principalmente nel Napoletano ma anche nel Milanese

Sequestro di beni da 20 milioni di euro a Napoli. Gli uomini del centro operativo Dia partenopeo, diretto da Giuseppe Linares, hanno eseguito un provvedimento emesso dalla sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Napoli nei confronti dei fratelli Potenza (Bruno, Salvatore e Assunta), imprenditori ritenuti contigui al clan Lo Russo, coinvolti nel 2011 in una inchiesta su riciclaggio di denaro sporco in attività di ristorazione insieme a un altro imprenditore, Marco Iorio, di cui erano soci, e poi condannati in via definitiva.

 

L'indagine - Un'indagine nella quale fu tirato in ballo dal boss pentito Antonio Lo Russo anche l'allora capo della Mobile partenopea, poi assolto in via definitiva. Un ingente patrimonio, quello sequestrato, reinvestito in numerosi immobili e locali commerciali principalmente nel Napoletano ma anche nel Milanese.

I fratelli Potenza sono figli di Mario, ex contrabbandiere e poi usuraio, anche lui arrestato sei anni fa e poi deceduto durante il processo. Nella sua abitazione del pallonetto di Santa Lucia proprio la Dia trovò e sequestrò 8 milioni di euro in contanti murati in una parete. La misura patrimoniale eseguita oggi dalla Dia nasce proprio da approfondimenti su operazioni finanziarie sospette dei fratelli, che hanno portato all'adozione di tre distinti decreti di sequestro.

 

Denaro proveninete da usura - La Dia ha fatto luce su movimentazioni di denaro verso l'estero, poi rimpatriato con bonifici per reinvestirlo in imprese italiane; sul trasferimento di risorse estere su conti appositamente accesi presso istituti di credito italiani, dopo l'adesione alla procedura di 'voluntary disclosure', anche grazie a specifica rogatoria Internazionale presso istituti bancari elvetici; sui collegamenti dei Potenza con personaggi legati alla cosca dei Lo Russo. Secondo l'accusa, i fratelli hanno impiegato in imprese economiche e immobiliari il denaro proveniente da usura, estorsioni, riciclaggio e associazione per delinquere.

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