Alatri, uno dei fermati scarcerato il giorno prima del pestaggio

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Mario Castagnacci era stato arrestato il 23 marzo, e rilasciato la mattina dopo, perché in possesso di centinaia di dosi di droga. Per lui e per l'altro indagato detenuto per l'omicidio di Emanuele Morganti è stato predisposto l'isolamento. Si temono ritorsioni contro i due da parte di altri detenuti

Mario Castagnacci, uno dei due ragazzi detenuti a Regina Coeli per l’omicidio di Emanuele Morganti, il giovane picchiato a morte da un gruppo di persone ad Alatri, la sera del 24 marzo, era stato fermato il giorno prima del pestaggio. Castagnacci era stato sorpreso in possesso di centinaia di dosi di droga il 23 marzo, nella Capitale. La mattina dopo il rilascio: il gip, convalidando l'arresto per il ragazzo e altri tre complici, aveva riconosciuto la tesi delle difesa del "consumo di gruppo" che aveva poi portato alla escarcerazione.

 

Isolamento per i due fermati - Insieme a Mario Castagnacci, per l'omicidio di Morganti è stato fermato anche Paolo Palmisani. I due sono stati posti in regime di isolamento nel carcere di Regina Coeli perché si temono ritorsioni e minacce nei loro confronti da parte degli altri detenuti. I due erano stati fermati dalle forze dell’ordine dopo il pestaggio, mentre si trovavano a casa di un parente a Roma. Altri cinque indagati sono ancora a piede libero.

 

Il difensore: "Rinuncio all'incarico" - L’avvocato di Mario Castagnacci, inoltre, ha comunicato in mattinata di aver deciso di voler rinunciare all’incarico. “È stata una decisione autonoma, presa senza alcuna pressione”, ha spiegato, “lo dico perché in questi giorni sono stati molti i colleghi, anche di indagati più marginali, che sono stati minacciati e malmenati”. 

 

Autopsia rinviata di un giorno - Intanto, l’autopsia sul corpo di Emanuele Morganti è stata posticipata a domani. L’esame, che era in programma per la sera del 28 marzo, servirà a stabilire con più precisione le cause che hanno portato alla morte del giovane, dopo due giorni di agonia. La procura vuole capire se, oltre ai colpi inferti da Palo Palmisani e Mario Castagnacci, in carcere con l’accusa di omicidio volontario, a provocare la morte possa essere stata anche un’eventuale emorragia interna causata da calci e pugni. I colpi sarebbero stati inferti dagli altri cinque indagati - che si trovano a piede libero - e che avrebbero colpito il giovane operaio della Abb Sace quando si trovava già a terra, ormai privo di conoscenza. 

 

La lite nel locale e il pestaggio - Emanuele Morganti è stato aggredito, fuori da un locale di Alatri, dopo una discussione nata per via di un cocktail, come ha riferito il pm, al bancone del locale dove si trovava. Il giovane è stato poi picchiato da diverse persone fuori dal club, in momenti diversi. Secondo gli investigatori, non si sarebbe trattato di un’azione violenta improvvisa, ma di “15 minuti di orrore, consumati davanti a decine di ragazzi che riempivano la piazza”, come ha spiegato il pm. “Me l'hanno strappato dalle mani e mi hanno scansato via. Non riesco a credere che fossero così feroci”, ha detto la fidanzata del giovane, che ha assistito al pestaggio. "Quando ci hanno sbattuto fuori dal Mirò club e quelli hanno incominciato a picchiare”, ha raccontato, “io ho cercato di tirarlo via, ma quelli erano troppo forti”. Quando Morganti è arrivato al Policlinico Umberto Primo di Roma, dove è stato trasportato in eliambulanza e operato, le sue condizioni erano disperate e i medici non sono riusciti a salvarlo.

 

Il ricordo di Emanuele: dalle fiaccolate ai social - La sera del 28 marzo, a Tecchiena, la frazione di Alatri dove il giovane era nato e cresciuto, è stata organizzata una fiaccolata alla quale hanno partecipato oltre mille persone. E un altro evento simile è stato pensato per stasera, questa volta ad Alatri: "La fiaccolata, organizzata dal Comune, è contro la violenza e l'indifferenza", ha spiegato il sindaco Giuseppe Morini che attende circa un migliaio di persone. Nei giorni dopo il pestaggio, il ricordo di Emanuele si era diffuso anche sui social network dove gli amici lo avevano salutato con messaggi e foto.

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