Firenze, condannato falso cieco: lavorava col trattore

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Il Tribunale del capoluogo toscano ha dichiarato colpevole di falso e truffa un 70enne che in un decennio aveva percepito pensioni per un totale di circa 100mila euro

Per l’Inps era cieco ma guidava il trattore e mandava avanti l'azienda agricola della figlia a Vicchio, in provincia di Firenze. Si tratta di un settantenne originario del Mugello che è stato condannato a 5 anni per i reati di falso e truffa dal Tribunale del capoluogo toscano. L’uomo, secondo la sentenza di primo grado, dal 2001 al 2012 avrebbe riscosso senza averne diritto una pensione d’invalidità e l'accompagnamento per una cifra complessiva di oltre 100mila euro. Somma che per metà ha già provveduto a restituire. 

L'invalidità avrebbe fruttato anche un alloggio popolare – Dalla Procura fanno sapere che arrivare a condanna in casi del genere è molto raro. Le indagini, infatti, sono partite solo grazie ad alcune segnalazioni fatte da cittadini alla Guardia di finanza di Borgo San Lorenzo, secondo le quali il 70enne aveva fatto ristrutturare un edificio in campagna dove era andato a vivere, pur non avendo lasciato l'alloggio popolare che gli era stato assegnato in virtù della sua invalidità. Il settantenne era in possesso della casa dal 2000 e, avendo dichiarato di abitare stabilmente nell’abitazione, è stato condannato anche per falso ideologico. 

Un'occhiata alla cartella clinica – Una volta ricevute le segnalazioni, i finanzieri hanno esaminato la cartella clinica dell'uomo all'ospedale Careggi di Firenze e hanno fatto delle verifiche al distretto Asl di Borgo San Lorenzo. Dall'inchiesta è emerso che l’uomo, che percepiva due assegni - uno per cecità, l'altro come invalido civile anche per diabete e obesità - avrebbe svolto regolare attività lavorativa, tanto da manovrare il trattore nei campi dell’azienda agricola intestata alla figlia. Secondo gli inquirenti il settantenne sarebbe riuscito a indurre all’errore i medici grazie a una reale retinopatia proliferante, una patologia legata al diabete che però l’anziano aveva curato in maniera risolutiva già nel 2001 grazie a un’operazione con il laser. Nonostante le sue capacità visive si fossero ristabilite, il condannato avrebbe rivelato alle commissioni di essere ancora cieco, una falsa attestazione di cui è stato accusato anche il parente che talvolta lo accompagnava a fare le visite. Durante il processo l’avvocato incaricato della difesa, Giovanni Marchese, ha chiesto l'assoluzione per il suo cliente sostenendo che "il campo visivo estremamente ridotto e l’acuità visiva anch'essa molto limitata sono condizioni di oggettiva cecità pur non impedendo" al settantenne "di attendere alle normali occupazioni lavorative e della vita quotidiana anche se in una condizione di oggettiva disabilità". 

Oltre 100mila euro da restituire – L'anziano, in quanto “cieco parziale”, a partire dal 1999 e fino al 2012 avrebbe percepito dall’Inps 63.866 euro. Somma alla quale negli anni si sono sommati altri 40.940 euro che avrebbe riscosso tramite una pensione di invalidità civile, ottenuta proprio grazie alla cecità che è si è aggiunta al diabete e all'obesità da cui il settantenne sarebbe realmente affetto. 

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