Addio ad Alfredo Reichlin, partigiano e storico dirigente del Pci

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L’ex direttore dell’Unità è morto a 91 anni. Catturato e poi liberato dai fascisti nel 1944, fu poi allievo di Togliatti e collaborò con Enrico Berlinguer diventando uno dei padri della sinistra italiana

È morto a 91 anni Alfredo Reichlin, storico dirigente del Pci, direttore dell’Unità e partigiano. Nato a Barletta il 26 maggio 1925, figlio di un avvocato, si trasferisce a Roma all’età di cinque anni. Sposato in prime nozze con la militante comunista Luciana Castellina, ha avuto due figli: Lucrezia e Pietro, entrambi economisti. Nel 1982 si unisce di nuovo in matrimonio con Roberta Carlotto.

 

La Resistenza - Durante la seconda guerra mondiale, Reichlin nella capitale partecipa alla Resistenza con le Brigate Garibaldi e facendo parte dei Gap (Gruppi d’azione patriottica), nuclei armati che conducevano la guerriglia urbana contro i tedeschi e i loro alleati fascisti. Nel 1944 viene catturato dal regime di Benito Mussolini e poi liberato per un intervento di Arminio Savioli, futuro giornalista dell’Unità.

 

Il Pci, Togliatti e l’Unità - Allievo di Palmiro Togliatti, si iscrive nel 1946 al Partito Comunista Italiano, di cui fu uno dei dirigenti più importanti per circa trent'anni. Fu anche vicesegretario della Federazione Giovanile Comunista Italiana e nel 1955 entrò all'Unità, di cui dopo un anno diventò vice-direttore e, nel 1958, direttore. Tuttavia negli anni Sessanta si avvicina alle posizioni di Pietro Ingrao, le più a sinistra nel partito, e quando l'attrito tra Togliatti e il futuro presidente della Camera diventa inconciliabile Reichlin viene allontanato dai quadri de l'Unità per far spazio alla direzione di Mario Alicata.

 

La carriera politica - Negli anni Sessanta diventa segretario regionale del Pci in Puglia e prende a cuore la questione meridionale, tanto da dedicarle le sue opere Dieci anni di politica meridionale. 1963-1973 e Classi dirigenti e programmazione in Puglia. Deputato nazionale fin dal 1968, durante gli anni Settanta entra nella direzione nazionale del partito e collabora con Enrico Berlinguer. Dal 1989 al 1992 è ministro dell'Economia del governo ombra del Partito Comunista Italiano. Negli anni successivi segue con approvazione le trasformazioni del partito da Pci in Partito Democratico della Sinistra prima, da Pds in Democratici di Sinistra poi, e infine da Ds in Partito Democratico.

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