Oerlikon, altro licenziamento dopo un intervento. Lunedì sarà sciopero

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Quattro ore di astensione dal lavoro, il 20 marzo, in solidarietà con Massimo Paparella, licenziato dalla multinazionale svizzera al suo rientro nella sede di Bari dopo un intervento. Il gruppo parla di "sopravvenuta inidoneità fisica", il sindacato di ritorsione. La stessa azienda, qualche giorno fa, aveva ritirato dopo le polemiche il licenziamento di un operaio tornato dopo un'operazione

Quattro ore di sciopero dei lavoratori della Oerlikon-Graziano di Bari, lunedì 20 marzo, per dimostrare solidarietà a Massimo Paparella, operaio licenziato dall’azienda. Lo annuncia la Fiom-Cgil. Il licenziamento, secondo la multinazionale svizzera, sarebbe avvenuto per “sopravvenuta inidoneità fisica”. Secondo il sindacato, invece, sarebbe una ritorsione. “Paparella, che ha ricevuto la lettera di licenziamento al rientro al lavoro dopo un intervento cardiaco, è il lavoratore che aveva denunciato le immotivate e ingiustificate regole delle pause collettive imposte dall'azienda”, dice la Fiom in una nota. La Oerlikon-Graziano è lo stesso gruppo che, dopo proteste e indignazione generale, qualche giorno fa ha ritirato il licenziamento di un altro operaio, mandato via al rientro nella fabbrica di Rivoli, nel Torinese, dopo otto mesi di assenza per un trapianto di rene.

I motivi dello sciopero - Per la Fiom, il licenziamento di Paparella “costituisce l'ennesimo atto unilaterale e di barbarie delle corrette relazioni industriali consumatosi nella Oerlikon-Graziano”. "A carenti piani industriali, deficitari di investimenti e di azioni che a tutt'oggi non vedono il gruppo capace d'intercettare nuovi clienti e mercati con l'innovazione di processo e di prodotto – dice ancora il sindacato –, si risponde con la via bassa del fare azienda che passa sulla carne viva dei lavoratori”. Durante le quattro ore di sciopero, davanti all’azienda di Bari ci sarà anche una manifestazione.

I precedenti - Qualche giorno fa la Oerlikon-Graziano era finita al centro delle polemiche per un altro licenziamento: l’operaio Antonio Forchione, della fabbrica di Rivoli, era stato mandato via al rientro da un’assenza di otto mesi per un trapianto di rene. La decisione aveva scatenato la mobilitazione dei suoi colleghi, proteste e indignazione generale, tanto che l’azienda aveva ritirato il provvedimento. Erano intervenuti anche Sergio Chiamparino, presidente della Regione Piemonte, e il ministro del lavoro Giuliano Poletti. Nelle stesse ore era scoppiato anche un altro caso: un altro operaio, storico delegato della Fiom, licenziato “per motivi disciplinari” dallo stabilimento di Sommariva Perno (Cuneo).

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