San Camillo di Roma, prendono servizio i due medici non obiettori

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La Regione Lazio aveva indetto un concorso riservato ai dottori che eseguono l'interruzione di gravidanza. L'obiettivo: fornire nuovo personale alla struttura in cui si praticano circa 2.400 aborti all'anno. A Padova il caso di una donna che ha vagato per 22 strutture

Sono due i medici non obiettori di coscienza che hanno preso servizio all’ospedale San Camillo di Roma l’1 marzo. La prima, una donna, è stata assegnata al turno della mattina, mentre il secondo, un uomo, a quello della notte. L’ospedale era stato al centro delle polemiche perché la Regione Lazio aveva deciso di indire un bando per lavorare nella struttura riservato esclusivamente ai medici che praticano l’interruzione di gravidanza. Quello di Roma è stato il primo caso in Italia, e ha sollevato anche i dubbi del ministro della Salute Beatrice Lorenzin che aveva commentato:”Non è prevista una selezione di questo tipo”.

 

Circa 2.400 interruzioni di gravidanza ogni anno - Il San Camillo è diventato, nel corso del tempo, un punto di riferimento a Roma per l’applicazione della legge 194. Qui, vengono praticate circa 2.400 interruzioni di gravidanze ogni anno e tante donne dicono di essere mandate in questa struttura da altri centri ospedalieri. “Noi istituzionalmente siamo il centro di riferimento regionale, quindi qualsiasi tipo di intervento che per le più varie motivazioni - anche giustificate - non può essere effettuato in altri punti di attività, viene inviato a noi. Noi siamo gli ultimi destinatari e noi dobbiamo comunque garantire l’applicazione della norma così come è stata estesa”, spiega la direttrice sanitaria Daniela Orazi. 

 

"Bando non dà nessun tipo di riferimento a obiezione o non obiezione" - Orazi ha anche sottolineato come nel bando non ci fosse un intento discriminatorio per medici obiettori e non obiettori ribadendo che “il bando era destinato all’unità semplice dipartimentale che si occupa delle interruzioni volontarie di gravidanze secondo la legge 194, quindi non dà nessun tipo di riferimento ad obiezione e non obiezione”.

 

La Regione Lazio:"Nessuna iniquità" - Alle proteste dei medici che erano arrivate dopo la notizia del bando, la Regione Lazio aveva risposto che non era stata riscontrata “nessuna iniquità” nella selezione. Questo perché nel testo del decreto non si fa riferimento, tra i requisiti previsti, all'obiezione di coscienza, "ma a una specifica indicazione delle funzioni da svolgere per le prestazioni assistenziali legate all'erogazione del servizio".

 

A Padova 23 tentativi per abortire - Una libera professionista 41enne, solo al 23esimo tentativo, vicina ormai alla scadenza dei 90 giorni dal concepimento, è riuscita ad abortire nell'ospedale da cui aveva iniziato il pellegrinaggio: quello di Padova. Ma grazie all'intervento della Cgil, alla quale si era rivolta dopo essersi sentita dire sempre no. Il caso - risalente al 2015, e riportato oggi dal Gazzettino - è stato confermato dalla Cgil di Padova. "Assolutamente sì - dice il segretario cittadino, Christian Ferrari - tutto, purtroppo vero. E se serve un sindacato per ottenere un diritto che dovrebbe essere garantito dallo Stato il problema è davvero grosso". 

 

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