Rovigo, bando per biologi non obiettori per procreazione assistita

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La mossa dell’Ulss dopo che due biologhe avevano scelto l'obiezione di coscienza al Centro Pma di Trecenta, mettendo in difficoltà il percorso di centinaia di coppie

Al Centro di procreazione medicalmente assistita (Pma) dell'ospedale di Trecenta, in provincia di Rovigo, due biologhe hanno scelto l’obiezione di coscienza. La decisione stava creando difficoltà al percorso di circa 150 coppie, con altre 320 in attesa.  Per garantire la continuità del servizio e seguire queste coppie, come racconta Il Gazzettino, l’Ulss (Unità locale socio sanitaria) 18 di Rovigo è stata costretta ad assumere un altro biologo. Nel bando di selezione è stato specificato che l’obiezione costituisce “giusta causa di recesso dell’Azienda in quanto la prestazione lavorativa diverrebbe oggettivamente inesigibile”.

“Assicurare la continuità del servizio” - Nel 2016 il centro Pma dell'ospedale San Luca di Trecenta ha seguito i casi di 215 coppie, con un esito di 62 gravidanze. “Il nostro obiettivo è quello di assicurare la continuità dell'attività, anche perché l'erogazione della procreazione medicalmente assistita rientra tra i Lea. E la figura del biologo è fondamentale”, ha dichiarato Domenico Compostella, direttore dell’Ulss 18 di Rovigo. Ha anche ricordato che la carenza di biologhe nel servizio di Pma di Trecenta si era verificata già nel 2015. Prima di formulare il bando con la specifica dell'obiezione quale “giusta causa” per la risoluzione del rapporto, Compostella ha spiegato di aver chiesto un parere giuridico-amministrativo. La risposta, ha detto, è stata che non violava alcuna norma, proprio in relazione all'attività specifica che queste figure professionali sono chiamate a svolgere.

Ancora polemiche nel Lazio - La vicenda di Trecenta arriva mentre è ancora in atto lo scontro fra l'ordine dei medici di Roma e la Regione Lazio dopo il bando dell'ospedale San Camillo per assumere due ginecologi non obiettori. 

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