Mafia, i summit del clan nella cella frigorifera. Video

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Operazione antimafia nel Trapanese. Tra i 6 arrestati anche il capo mandamento Ignazio Melodia, detto “u’ dutturi”. Sono accusati di associazione mafiosa, estorsione e condizionamento delle elezioni comunali

Avevano paura delle microspie e così per riunirsi avevano scelto la cella frigorifera di un negozio di ortofrutta di Alcamo. E’ qui che i fedelissimi di Matteo Messina Denaro definivano gli assetti mafiosi, decidevano affari ed estorsioni, e studiavano le strategie per condizionare le amministrazioni locali e le elezioni. L'operazione "Freezer", condotta dalla Dia e dalla polizia di Stato di Trapani, ha decapitato la cosca mafiosa di Alcamo. In manette sono finiti sei esponenti di vertice del clan, compreso Ignazio Melodia, detto  'u dutturi', capo mandamento di  Alcamo, affiliato a Cosa nostra direttamente da Matteo Messina Denaro. Associazione mafiosa, estorsioni a imprenditori e condizionamento delle elezioni comunali sono le principali accuse contestate.

 

Le denunce delle vittime delle racket - L'operazione "Freezer" della Polizia di Stato e della Dia di Trapani, coordinata dal procuratore aggiunto Teresa Principato e dai sostituti Carlo Marzella e Gianluca De Leo, è la conclusione di un’indagine iniziata nel 2012 e che ha potuto svilupparsi successivamente in seguito alle denunce di alcune vittime delle estorsioni. Grazie a quelle denunce, infatti, la Dia di Trapani ha potuto procedere in maniera più incisiva procedendo all'arresto dei sei fedelissimi del superlatitante di Castelveltrano.

 

U’dutturi e u’professuri – Ignazio Melodia detto 'u dutturi', Salvatore Giacalone "il professore". Il primo, 61 anni, medico dell'Ausl di Trapani e dell'Ufficio di igiene ambientale di Alcamo, più volte inquisito per mafia, viene indicato dagli investigatori come vicino a Matteo Messina Denaro: sarebbe stato proprio il boss latitante ad affiliarlo ritualmente a Cosa Nostra. Il padre, Diego Melodia, è uno dei capostipiti dell'omonima famiglia mafiosa alcamese, condannato tra l'altro a 17 anni e tre mesi nell'ambito dell'indagine "Cemento libero" che portò a undici arresti ed al sequestro di un impianto di produzione di calcestruzzo. Anche Ignazio, che avrebbe preso il posto dell'anziano padrino alla guida del mandamento, era stato condannato a 8 anni per mafia e poi scarcerato nel 2012.

Salvatore Giacalone, 62 anni, era invece l’uomo scelto dal clan per stringere rapporti d'interesse con la politica alcamese. Nel 2012, spiegano gli inquirenti, "l'allora sindaco di Alcamo, Sebastiano Bonventre, ha ricevuto pressioni da Salvatore Giacalone finalizzate a perseguire gli scopi della cosca mafiosa". Giacalone faceva intendere al primo cittadino che la sua posizione lo esponeva a dei rischi e che "loro" erano pronti a intervenire a sua difesa.

 

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