I precari dell’Istat “occupano” per un’ora l’account Twitter ufficiale

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"Dalle 14.30 alle 15.40 l'account non è stato utilizzato per finalità istituzionali. Da ora - ha twittato l'istituto - riprende l'attività ordinaria". I lavoratori chiedono di essere immessi regolarmente in ruolo

Dopo aver messo le catene ai cancelli dell'istituto, e occupato il tetto della sede centrale, 350 lavoratori precari dell’Istat hanno scelto di spostare su Twitter la battaglia per stabilizzare il loro lavoro. E, venerdì, hanno utilizzato per un'ora l'account dell'istituto di statistica pubblicando diversi tweet per far sentire la loro voce e dare visibilità alla protesta. 

 

 

"Non siamo entrati illegalmente nella rete" - "Non siamo entrati illegalmente nella rete”, ha detto uno dei membri del coordinamento, “abbiamo semplicemente utilizzato un computer dell'istituto destinato ai social e siamo entrati nell'account Twitter". Nei messaggi, i ricercatori chiedevano l'approvazione dell'emendamento al decreto milleproroghe che prevede appunto la stabilizzazione dei loro posti di lavoro. Voto previsto martedì prossimo in Commissione Affari Costituzionali del Senato. 

 

 

 

I ritardi nell'approvazione - L'emendamento in questione estende i requisiti necessari all'immissione in ruolo del personale a tempo determinato dell'Istituto nazionale di statistica. Si tratta di lavoratori che hanno vinto un concorso, che hanno un'età media di 40 anni, che guadagnano tra i 1.400 e i 1.600 euro al mese e che rappresentano il 20% di tutta la forza lavoro dell'Istat. In un primo momento, l’emendamento sarebbe dovuto essere inserito nella legge di bilancio, ma era stato bocciato. Quindi, si era arrivati al compromesso di inserirlo nel decreto milleproroghe ma "nonostante le rassicurazioni dello staff della ministra Madia, il Consiglio dei ministri ne ha sancito l'ennesima bocciatura”, hanno spiegato i lavoratori. Ora, nell’esame di conversione in legge del provvedimento, i ricercatori chiedono che l'emendamento venga approvato.

 

 

Nuove proteste - Le proteste si estenderanno fino alla prossima settimana e i 350 ricercatori hanno già chiesto l'autorizzazione per un presidio di piazza. I precari chiedono inoltre di partecipare alla riunione del Pd prevista per lunedì 13 febbraio, "per capire perché politicamente si continua a rimandare una misura più volte promessa e mai rispettata visto che i fondi ci sono. Si tratta solo di una regolarizzazione". I ricercatori sospettano che "alcune frange della maggioranza vogliano in realtà mettere pressione ai vertici dell'istituto: la classica battaglia sopra la nostra testa. Ed invece vogliamo soltanto veder rispettato un nostro diritto".

 

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