Rifiuti, 20 anni dal decreto Ronchi: l'Italia tra primati e ritardi

La raccolta differenziata è cresciuta di quasi 38 punti percentuali in due decenni (Fotogramma)
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Meno discarica e più raccolta differenziata, ma restano notevoli squilibri tra le regioni. L'ex ministro: "La riforma fece decollare l'industria verde"

Rispetto a 20 anni fa, l'Italia, produce 3 milioni di tonnellate di rifiuti in più. In discarica, però, finisce meno spazzatura; poiché la raccolta differenziata mette a segno una crescita record. I dati emergono dal report ''La riforma dei rifiuti a 20 anni dal D.Lgs 22/97 e alla vigilia del nuove Direttive rifiuti-circular economy'', voluto dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile

 

Meno discariche, più differenziata - Il 5 febbraio del 1997 veniva firmato a Roma il decreto legislativo 22/97, conosciuto come "decreto Ronchi", dal nome dell'allora ministro dell'Ambiente. Al momento dell'approvazione della normativa, i rifiuti smaltiti in discarica erano pari all'80% circa del totale dei rifiuti urbani. Il dato, secondo i dati 2015, è sceso al 26%. In aumento, invece, la raccolta differenziata. A metà anni Novanta sfiorava a stento il 10%, oggi si attesta al 47,6%: a un passo dal 50% posto come obiettivo dall'Ue per il 2020. Bene anche i dati sul recupero degli imballaggi: dal 33% del 1997 al 78,5% del 2015. Confortano anche i dati Ispra sul riciclo e il recupero di materiale derivante da rifiuti speciali, salito in due decenni da 13 a 83,4 milioni di tonnellate.

 

La spinta della green economy - Sulle ragioni di questo successo, l'ex ministro Edo Ronchi ha le idee chiare: "Con la riforma - spiega - anticipammo gli indirizzi europei sulla gerarchia nella gestione dei rifiuti, assegnando una netta priorità al riciclo rispetto allo smaltimento in discarica e anche rispetto alle proposte che assegnavano priorità all'incenerimento di massa. Quella riforma consentì di far decollare l'industria verde del riciclo dei rifiuti". Il settore della cosiddetta "green economy" conta oggi oltre 6mila imprese, con un fatturato di 50 miliardi di euro e oltre 150mila lavoratori. Numeri ancora più significativi se si estende lo sguardo all'indotto, dato che le realtà produttive superano quota 9mila, mentre gli addetti diventano in totale 328mila.

 

L'Italia a due velocità - Sul territorio nazionale si registrano, però, alcuni squilibri. Il Sud soffre sul fronte della raccolta differenziata: la Basilicata è al 31%, il Molise e la Calabria al 25%, la Sicilia addirittura al 13%.Un'applicazione più rigida e omogenea della normativa, secondo Ronchi, potrebbe "consentire di raggiungere anche i nuovi e più impegnativi target europei di riciclo". 

 

Il 5 febbraio del 1997 veniva firmato a Roma il decreto legislativo 22/97, conosciuto come "decreto Ronchi", dal nome dell'allora ministro dell'Ambiente. A 20 anni dall'introduzione della normativa, che arrivava in risposta alle direttive europee su rifiuti, e imballaggi, il panorama del settore in Italia è radicalmente cambiato, come testimoniano i dati contenuti in 

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