Wind jet, 17 persone rinviate a giudizio per bancarotta fraudolenta

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La decisione del Gup di Catania in relazione al dissesto della compagnia aerea low cost. Tra gli imputati anche Antonino Pulvirenti, ex presidente della squadra di calcio della città. Secondo l'accusa, ci sarebbero state "operazioni dolose" dal 2005

Diciassette persone sono state rinviate a giudizio per bancarotta fraudolenta in relazione al dissesto della compagnia aerea low cost Wind jet. Tra gli imputati anche l’imprenditore Antonino Pulvirenti, ex patron del Calcio Catania. La decisione è stata presa dal Gup della città siciliana, Gaetana Bernabò Distefano. La prima udienza del processo si terrà il 3 ottobre davanti alla prima sezione penale del Tribunale di Catania.

Prima udienza a ottobre - Wind jet era stata ammessa alla procedura di concordato preventivo con un passivo di oltre 238 milioni di euro. Nell'inchiesta sono confluite anche le indagini della guardia di finanza sul dissesto della compagnia. Dissesto che, per l'accusa, sarebbe “stato effetto di operazioni dolose compiute a partire dal 2005”. In altre parole, ci sarebbe stato un giro di fatture “gonfiate” per creare fondi in nero. Al centro di tutto, sempre secondo l’accusa, l'ex presidente della compagnia aerea, Antonino Pulvirenti, e l'allora amministrazione delegato della società low cost, Stefano Rantuccio.

L’accusa: “Operazioni di maquillage contabile” - Wind Jet, che nel 2009 era la prima compagnia low cost in Italia con tre milioni di passeggeri, secondo la Procura di Catania non poteva volare da almeno quattro anni prima della chiusura perché “nel 2005 il suo bilancio aveva un passivo di 600mila euro che tecnicamente non le permetteva di operare”. Poi, con una serie di “operazioni di maquillage di bilancio, con una bancarotta che si è dipanata negli anni” grazie anche “a controllori che non hanno controllato”, si è tenuta la compagnia aperta. Tra gli interventi di “maquillage contabile” è citata la vendita alla Meridi, società del gruppo Pulvirenti, del marchio di Wind jet per 10 milioni di euro: una supervalutazione visto che nel 2004 in bilancio era stimato 319 euro. Poi ricomprato per 2,4 milioni. Oppure l'acquisto di un pezzo di motore che, si legge nelle mail tra società, aveva uno show price (prezzo esposto) di 1,5 milioni di dollari, con tanto di fattura retrodatata, mentre il real price (prezzo reale) era di 700mila dollari. Agli atti dell'inchiesta anche la sopravalutazione operata da due imprenditori stranieri dei rottami dell'aereo incidentato nel 2010 in un atterraggio all'aeroporto di Palermo: danni stimati in oltre 21 milioni di euro a fronte di un valore riconosciuto dalla società assicuratrice di circa 600mila euro. Fari puntati anche su un mutuo acceso da Wind jet per pagare 1,8 milioni di dediti con Finaria. Accuse sempre contestate dagli indagati.

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