Rigopiano, si scava ancora: trovato un altro corpo

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Le autorità competenti erano state informate del pericolo con una mail inviata dal responsabile della struttutra. I soccorsi vanno avanti sotto pioggia e neve. Trovata la settima vittima

La Provincia di Pescara alle 7 del 18 gennaio sapeva che Rigopiano era isolata, che un semplice spazzaneve non sarebbe potuto arrivare, e che per raggiungere la struttura sarebbe servita una turbina. Mentre i soccorritori sono al lavoro per il quinto giorno consecutivo, nella speranza di ritrovare ancora vivo almeno uno dei 23 dispersi, è polemica per l'allarme che sarebbe stato ignorato dalle autorità competenti. (TUTTI I VIDEO). 

 

Sette vittime, undici persone salvate - Durante le operazioni di soccorso è stato recuperato il corpo di una donna: si tratta della settima vittima. Intanto dalle prime autopsie, eseguite dai dottori Ildo Polidoro e Cristian D'Ovidio (l'anatomopatologo del caso Morosini, il calciatore del Livorno morto sul campo a Pescara), emerge che due delle sei persone che hanno perso la vita all'hotel Rigopiano sono state uccise dai traumi e dal freddo. Dai sopravvissuti, intanto, emergono nuovi particolarità sulla valanga che ha travolto la struttura: sull'hotel, secondo i carabinieri, sono arrivate circa 120mila tonnellate di neve (le testimonianze)

 

Il lavoro dei vigili del fuoco

 

 

Richiesta d’aiuto anche via mail - Il 18 gennaio, dopo il succedersi di scosse sismiche e di intense nevicate, l'amministratore unico dell'hotel Rigopiano, Bruno Di Tommaso, ha mandato una mail al Prefetto di Pescara, al presidente della Provincia, alla polizia provinciale e al sindaco di Farindola, segnalando che "la situazione" stava diventando "preoccupante" e chiedeva di "predisporre un intervento". "I clienti sono terrorizzati dalle scosse sismiche e hanno deciso di restare all'aperto - scriveva il direttore - Non potendo ripartire a causa delle strade bloccate, sono disposti a trascorrere la notte in macchina. Con le pale e il nostro mezzo siamo riusciti a pulire il viale d'accesso, dal cancello fino alla Ss42. Consapevoli delle difficoltà generali, chiediamo di predisporre un intervento al riguardo. Certi della vostra comprensione, restiamo in attesa di un cenno di riscontro". (FOTO)

 

Mattarella ringrazia i soccorritori

 

Gentiloni: "Poteri straordinari a Errani" -  "E' un'emergenza seria" con la "concatenazione micidiale tra una nevicata che non si vedeva da 45 anni e tre scosse di magnitudo molto alta. Non diamo l'idea che questo livello di emergenza sia normale, e' stato un livello straordinario". A dirlo il premier Paolo Gentiloni. che ha voluto ringraziare le oltre 8mila persone che hanno lavorato in alcuni casi in condizioni davvero difficili. Un lavoro straordinario di cui penso dobbiamo essere orgogliosi". Gentiloni ha poi voluto gettare abbassare la tensione, invitando "a fare attenzione a scatenare nel Paese una voglia di trovare capri espiatori e giustizieri". Il premier ha poi aggiunto che "dobbiamo dare poteri straordinari, a chi si occupa di emergenza e ricostruzione, ovvero alla Protezione Civile e al commissario per la ricostruzione" Vasco Errani.

 

I soccorritori lavorano in condizioni estreme - I soccorritori, a 1.200 metri d'altezza, stanno lavorando in condizioni estreme: la pioggia mista a neve ha reso ancora più pesante l'ammasso che ha sommerso l'hotel ed il rischio valanghe è salito a 4 su una scala di cinque (PREVISIONI). 

 

 L'informazione era arrivata da chi era sulle strade a pulire dalle 3 della notte. Queste informazioni sono nel fascicolo d'inchiesta condotta dalla Procura di Pescara per disastro e omicidio plurimo colposo.

E mentre nel resto dell'Abruzzo tra neve e militari in arrivo, allagamenti, muri di neve, migliaia di persone senza luce, treni bloccati, viabilita' sconvolta, l'emergenza arriva al culmine, ecco le quattro scosse di terremoto tra aquilano e reatino che traumatizzano il gia' fragile equilibrio.
Centinaia le richieste di aiuto arrivate alla Prefettura e alla Provincia, ma ce ne e' una che forse viene sottovalutata o almeno valutata come meno urgente delle altre. Tanto che il protocollo della Provincia la fara' vedere al presidente Antonio Di Marco il giorno dopo. E' quella che arriva dall'hotel Rigopiano dopo le 14,00, il resort a 1200 metri sopra Farindola. La situazione" stava diventando "preoccupante" e si chiedeva di "predisporre un intervento". "I clienti sono terrorizzati dalle scosse sismiche e hanno deciso di restare all'aperto", scriveva in una mail il direttore Bruno Di Tommaso da Pescara, "non potendo ripartire a causa delle strade bloccate". I clienti hanno paura e chiedono di scendere a valle. Solo che la turbina non c'e'. 30 persone bloccate. L'allarme viene considerato una inezia nel mare in tempesta dell'Abruzzo. La mail e' contemporanea alla visita della sorella del proprietario del resort alle 14,00: l'assicurazione e' che entro la serata la turbina arrivera'. 'Nessuno l'ha sottovalutata per il semplice motivo che io avevo gia' incontrato la sorella e le avevo dato rassicurazione che entro la serata sarebbe andata una turbina a liberare la strada. Era una mail superata", ha infatti dichiarato Di Marco.
Solo che le turbine - un altro capitolo su cui si concentra l' attenzione degli inquirenti - sono lontane chilometri, centinaia: quelle che sono in Abruzzo, comprese le due dell'Autostrada dei Parchi prestate alla Regione per l'emergenza, sono al lavoro in altre zone. La provincia ne trova una terza ai confini con il Lazio, ma l'operatore che dovrebbe guidarla, lo stesso che dalle 3 e' al lavoro nelle strade sotto Farindola, avrebbe dovuto andare lui stesso a prenderla con il suo camion ma ammette di essere sfinito e di non essere in grado di andare a prenderla. Oltretutto ci vogliono ore.
A Rigopiano la gente mangia, e mentre mangia sente la scossa delle 14,31, la paura aumenta. Risale in auto, resta in attesa dei soccorsi nelle macchine almeno un ora poi rientra quando viene comunicato che se ne riparla dopo le 19,00.
Passano le ore, alle 16,30, forse qualche minuto dopo, la valanga. Un vento freddo e una bomba, suppellettili che volano, cosi' parlano i superstiti. Quando in Prefettura e in Provincia si capisce il dramma sono le 19,00: alle 19,30 viene allertata la turbina dell'Anas ricoverata nella casa Cantoniera di Penne. Alle 20,00 parte la macchina dei soccorsi, tre ore dopo il primo tentativo di Giampiero Parete di mettersi in contatto con il 118. La prima volta che aggancia l'operatore, riferisce, gli viene detto di "attendere in linea".

Data ultima modifica 23 gennaio 2017 ore 17:23

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