Dalla Clinton a Renzi, i politici nel mirino degli hacker

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Dallo scandalo intercettazioni della NSA a EyePyramid di questi giorni sono sempre di più i politici di primo piano che finiscono nel mirino degli hacker interessati a carpire informazioni riservate

Matteo Renzi, Mario Monti, Piero Fassino, Ignazio La Russa sono alcuni dei politici che compaiono nel database di Giulio e Francesca Maria Occhionero, i due fratelli accusati di avere infettato decine di computer con un malware chiamato EyePyramid per sottrarre informazioni riservate. I contorni di questa vicenda di cyber-spionaggio tricolore sono ancora in gran parte da approfondire, ma una cosa sembra certa: sempre più spesso chi ricopre cariche di governo o ha ambizioni politiche e deve guardarsi dal pericolo di minacce informatiche che mirano a carpire dati sensibili sugli interessati.

Email democratiche - Lo sa bene Hillary Clinton, candidata democratica alle elezioni presidenziali americane, che durante la campagna elettorale ha più volte dovuto fronteggiare la diffusione di informazioni scomode ottenute a seguito di cyber-attacchi. Nel luglio 2016, subito prima della convention che l'avrebbe incoronata candidato, il sito di rivelazioni Wikileaks pubblicò migliaia di messaggi di posta elettronica inviati e ricevuti dal Democratic National Commitee (DNC), la segreteria del partito democratico Usa. I documenti, che portarono alle dimissioni del presidente del DNC Debbie Wasserman Schultz, mostravano come lo staff del partito non avesse mantenuto un atteggiamento imparziale verso i candidati alle primarie cercando di favorire la Clinton ai danni di Bernie Sanders. Secondo i servizi di intelligence a stelle e strisce le azioni avrebbero fatto parte di una manovra della Russia per favorire l'elezione di Donald Trump.


A inizio ottobre Wikileaks cominciò invece la pubblicazione di una serie di email sottratte a John Podesta, il numero uno della campagna elettorale della Clinton. Tra le informazioni più problematiche contenute nei documenti anche vari passaggi tratti da una serie di discorsi a pagamento tenuti dalla candidata ai rappresentanti dell'alta finanza americana.


Angela nel mirino - Non si può dire con certezza se le rivelazioni digitali siano costate la Casa Bianca a Clinton, di certo non hanno agevolato la sua corsa per diventare la prima donna presidente degli Stati Uniti. Violata anche la privacy della prima Cancelliera donna della Germania. Secondo il settimanale tedesco Der Spiegel, la Merkel rientrava tra gli oltre 100 leader politici mondiali sottoposti a sorveglianza da parte della National Security Agency, l'agenzia di intelligence americana, la cui rete di spionaggio globale è stata denunciata dall'ex agente della Cia Edward Snowden. E proprio la Germania appare sempre più spesso tra gli obiettivi della guerriglia digitale a scopi politici. A inizio 2015 e per svariati mesi dei pirati informatici sono penetrati nei sistemi del parlamento federale tedesco, il Bundestag. Mentre nella primavera del 2016 ad essere attaccati sono stati i server e i computer dell'Unione Cristiano-Democratica di Germania, il partito della cancelliera. Entrambe le operazioni, secondo gli esperti, rientrano in una campagna ribattezzata Pawn Storm.

Pensioni poco tranquille – Insomma, i politici e le personalità del mondo economico italiane finite nella rete di spionaggio digitale di Giulio e Francesca Maria Occhionero sono in buona compagnia. Dopo tutto, la politica, interna ed estera, è sempre stata caratterizzata anche dall'obiettivo di sottrarre agli avversari informazioni rilevanti. E oggi computer e smartphone collegati in Rete, e non sempre protetti adeguatamente, sono diventati i bersagli principali. A farne le spese sono i politici di ogni orientamento. Anche quelli in pensione, come testimonia il caso di Colin Powell finito al centro del dibattito politico americano nel settembre scorso quando una serie di suoi messaggi di posta elettronica è stata pubblicata online. Nelle email, l'ex segretario di Stato ai tempi del primo mandato di George W. Bush esprimeva opinioni poco lusinghiere sia nei confronti di Trump che di Clinton.

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