Origine del grano sui pacchi di pasta: il decreto va a Bruxelles

L’Italia, ricorda Coldiretti, è il principale produttore europeo di grano duro (Getty Images)
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Avviato l'iter che potrebbe introdurre l’obbligo di indicare sull'etichetta l’origine del grano. Plauso di Coldiretti: “Il provvedimento può dare una mano al made in Italy”. Critiche da Barilla: "L’origine da sola non è sinonimo di qualità"

Il decreto del governo italiano che potrebbe sancire l'obbligo di indicare i paesi di coltivazione e macinatura del grano sulle confezioni di pasta è ora al vaglio delle autorità comunitarie di Bruxelles. Lo ha comunicato il ministero delle Politiche agricole dando seguito agli annunci fatti dall'ex premier Matteo Renzi lo scorso novembre.

 

Ecco cosa prevede il decreto - Il decreto, sulla falsariga di quello già approvato dall'Ue sull'origine del latte per i prodotti lattiero-caseari, prevede che sulle confezioni di pasta siano indicati i nomi dei paesi dove il grano viene coltivato e macinato. Nel caso di provenienze miste sono utilizzabili le diciture: "paesi Ue, paesi Non Ue, paesi Ue e Non Ue". Nei casi in cui il grano sia stato coltivato almeno per il 50% in un solo paese (ad esempio l'Italia) si potrà indicare in etichetta: "Italia e altri Paesi Ue e/o non Ue". "Puntiamo a dare massima trasparenza delle informazioni al consumatore, tutelare i produttori e rafforzare i rapporti di una filiera strategica per il Made in Italy agroalimentare", ha dichiarato il ministro delle Politiche agricole (Mipaf) Maurizio Martina.

 

Un aiuto al Made in Italy – Obiettivo del decreto, spiega il ministro per lo Sviluppo economico Carlo Calenda, è fare "maggiore chiarezza sull'origine del grano e delle semole che caratterizzano la qualità della pasta Made in Italy nell'ottica di rafforzare la filiera produttiva e competere con la concorrenza straniera". Secondo quanto ricorda il Mnistero delle Politiche Agricole, "oltre l'85% degli italiani considera importante conoscere l'origine delle materie prime per questioni legate al rispetto degli standard di sicurezza alimentare, in particolare per la pasta". Che il provvedimento possa essere d'aiuto alla produzione di grano italiano lo dice con forza il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo, secondo il quale il decreto "risponde all’esigenza di smascherare l’inganno del prodotto estero spacciato per italiano". Potrebbe inoltre "garantire maggiore trasparenza negli acquisti e fermare le speculazioni che hanno provocato il crollo dei prezzi del grano italiano al di sotto dei costi di produzione". Infine, ricorda Moncalvo, "sono ben 2,3 milioni le tonnellate di grano duro che arrivano dall’estero in un anno senza che questo venga reso noto ai consumatori in etichetta".

 

Le critiche – Fra le voci che hanno espresso perplessità sul decreto  c'è quella di un colosso del settore, Barilla che, pur riconoscendo che “l'informazione e la trasparenza sul grano duro sono requisiti fondamentali”, sottolinea il rischio che “i consumatori vengano ulteriormente confusi, senza che capiscano da dove provenga il grano”. "L’origine da sola non è sinonimo di qualità", ha detto Luca Virginio, responsabile relazioni esterne del gruppo, a margine della presentazione dei nuovi contratti di coltivazione dell'azienda. E ha aggiunto: Il decreto non incentiva gli agricoltori italiani a investire per produrre grano con gli standard richiesti dai pastai", così "il consumatore potrebbe addirittura arrivare a pagare di più per una pasta meno buona".

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