Mafia, colpo al clan del boss Messina Denaro: 11 misure cautelari

Operazione della polizia contro il boss Matteo Messina Denaro (immagine di repertorio - Getty Images)
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L'operazione condotta nel Trapanese dalla polizia: le aziende coinvolte sarebbero ricollegabili al superlatitante in grado di controllare gli appalti della zona

La squadra mobile di Trapani e la direzione distrettuale antimafia di Palermo infliggono un duro colpo al clan del superlatitante di Cosa Nostra Matteo Messina Denaro grazie a un blitz nel quale, dalle prime ore della mattina del 20 dicembre, sono state eseguite 11 misure cautelari e sono state messe sotto sequestro 3 imprese controllate dall’organizzazione criminale.

 

Il blitz – Nell’operazione, denominata "Ermes 2", sono impegnati 70 agenti della polizia di Trapani, Palermo, Mazara del Vallo e Castelvetrano. L'indagine ha confermato i contatti tra il clan mafioso di Mazara del Vallo, retto secondo gli investigatori da Vito Gondola, e quello di Castelvetrano. Gli inquirenti hanno anche fatto luce sugli accordi stretti tra gli esponenti di Cosa Nostra per spartirsi gli appalti sotto le direttive del latitante Messina Denaro, cui Gondola si sarebbe rivolto per dirimere le controversie che insorgevano.

 

 

Gli arresti – Le imprese erano controllate dalle famiglie mafiose del trapanese attraverso alcuni prestanome. Il gip palermitano Gabriella Natale ha disposto il carcere per Epifanio Agate, 43 anni, per attribuzione fittizia di beni (quote delle società My Land e Fishmar) ed estorsione aggravata, Carlo Antonio Loretta, 50 anni, e il fratello Giuseppe, 26, per associazione mafiosa e attribuzione fittizia di beni (quote delle società Mestra e Medioambiente), e per Angelo Castelli, 71enne di Mazara. Altri 7 indagati sono stati raggiunti dall’obbligo di dimora nel comune di residenza. 

 

 

Il boss e il giornalista – Tra questi ultimi c’è anche Filippo Siragusa, giornalista, animatore di varie iniziative antimafia, tanto da accostare su Facebook il suo volto a quello del pm Nino Di Matteo. Il cronista è accusato di aver preso parte alla gestione di una società, la Medioambiente, creata appositamente per aggirare la normativa antimafia, insieme ai fratelli Loretta, "pur consapevole del loro spessore criminale".

 

Il signore degli appalti – I Loretta avrebbero dato il sostegno per garantire la latitanza di Messina Denaro e organizzato diversi summit mafiosi nelle campagne di Mazara del Vallo e presso la loro officina per il recupero e lo smaltimento di rifiuti, durante i quali si raggiungevano accordi per la spartizione degli appalti del territorio, a partire da quelli per la realizzazione del Parco eolico di Mazara.

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