Addio ad Adriana Iannilli, è morta la "Superdottoressa d'Italia"

Adriana Iannilli si è laureata a Urbino (Fotogramma)
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Tra lauree, diplomi e master aveva conseguito 10 titoli universitari, l'ultimo in Scienze giuridiche nel 2011, all'età di 95 anni, con una tesi dedicata alla consulenza del lavoro

Addio ad Adriana Iannilli, la "Superdottoressa d'Italia". Tra lauree, diplomi universitari e master aveva raggiunto l'incredibile quota di 10 titoli universitari. Ma la vera peculiarità di Adriana Iannilli è che, l'ultima volta che si è seduta davanti a una commissione esaminatrice per discutere la propria tesi, aveva 95 anni. La “Superdottoressa” come l'avevano soprannominata i media nazionali, è morta il 16 dicembre a 100 anni compiuti, nell'ospedale di Riccione, dov'era stata ricoverata in seguito a un'insufficienza respiratoria.

 

L'ultimo titolo – Adriana Iannilli aveva maturato la voglia di mettersi sui libri dopo la morte del marito Ugo. Iscritta all'Università della terza età, aveva deciso di cambiare passo e affrontare la sfida con un ateneo statale diventando, di fatto, la matricola più anziana d'Italia. In pochi anni si era laureata in Giurisprudenza discutendo una tesi sulla violenza contro le donne, che si è aggiunta alle altre già ottenute, tra le quali quella in Scienze politiche all'Università della Tuscia di Viterbo; e quella in Lingue orientali a Napoli. Nel 2011, infine, la laurea a 95 anni in Scienze giuridiche, con una tesi dedicata alla consulenza del lavoro e incentrata sugli articoli 39 e 40 della Costituzione. In particolare, a ciò che prevedono in materia di organizzazione sindacale e diritto di sciopero.

 

Orgoglio nazionale – L'ultimo titolo non aveva mai rappresentato un punto di arrivo per la Iannilli, che aveva intenzione di preparare l'esame da magistrato e continuare la sua carriera di studi. Della sua tenacia si sono occupati diversi media internazionali, dalla Francia al Sud America. L'attenzione della stampa sul caso della Superdottoressa ha aumentato il prestigio dell'Università “Carlo Bo” di Urbino. Proprio l'ex rettore dell'ateneo, Stefano Pivato, ha ricordato “la sua instancabile voglia di apprendere. Aveva varcato il secolo ma conservava lo spirito di una matricola”.

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