Foggia, bruciato vivo nella baraccopoli: l'incendio è doloso

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Il cadavere di un giovane di circa 20 anni è stato ritrovato dai vigili del fuoco, intervenuti per spegnere le fiamme. Il rogo sarebbe stato appiccato volontariamente da un altro abitante al termine di una lite. Non ci sono altre vittime

Sarebbe di origine dolosa, appiccato al termine di un violento litigio, il rogo che questa notte in provincia di Foggia è costato la vita a un giovane di circa 20 anni, ancora non identificato ufficialmente. Il ragazzo è morto carbonizzato all'interno della baraccopoli conosciuta come "Ghetto dei Bulgari", tra Borgo Mezzanone e Tressanti. Il villaggio ospita circa 300 persone, prevalentemente di nazionalità bulgara e impegnate saltuariamente nella raccolta ortofrutticola nei campi della zona. 


Le testimonianze - La ricostruzione della vicenda è arrivata solo diverse ore dopo i fatti, grazie al racconto dei testimoni. Interrogati dai carabinieri, avrebbero ammesso che durante la notte nel "Ghetto" è scoppiata una lite fra due degli abitanti, oltretutto in stato di ebbrezza. Dopo lo scontro, uno dei due avrebbe dato fuoco alla propria baracca, confinante con quella della vittima, rimasta sorpresa dalle fiamme nel sonno. Le fiamme si sono propagate con velocità, a causa della struttura stesse delle abitazioni di fortuna, realizzate in legno, cartone e altro materiale di recupero. Quando i vigili del fuoco sono intervenuti e hanno domato le fiamme, non hanno potuto far altro che recuperare il cadavere, avvertire le autorità e fare la conta dei danni: le abitazioni distrutte sono decine.

Il secondo incendio in pochi giorni
- L'episodio ha un precedente molto recente in uno degli altri campi improvvisati che ospitano migranti. Nel "Gran Ghetto" tra San Severo e Rignano, nella serata del primo icembre, le fiamme avevano distrutto un centinaio di baracche del villaggio che ospita diversi braccianti africani, con un bilancio di un contuso e un intossicato.

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