Censis: “Per la prima volta figli più poveri dei genitori”

1' di lettura

Presentato il rapporto sulla situazione sociale del Paese: siamo nella “seconda era del sommerso”. E ancora: l'allarme demografico ha raggiunto il suo apice. Attenzione a bullismo e cyberbullismo: “Fenomeni diffusi”. L'INFOGRAFICA

Per la prima volta i figli saranno più poveri dei genitori. Lo dice il cinquantesimo rapporto del Censis secondo cui, nell'ultimo anno, l'allarme demografico ha raggiunto il suo apice. Nel fotografare la situazione sociale del Paese l'istituto sancisce anche la nascita di una “seconda era del sommerso”, che punta, dal risparmio cash alla sharing economy, alla "ricerca di più redditi": un fenomeno diverso da quella degli anni '70 che apriva a "una saga di sviluppo industriale e imprenditoriale" perché si tratta di una "arma di pura difesa". Non va meglio il rapporto con la politica: per il Censis, la società si sente "rancorosamente" vittima di un sistema di casta, il mondo politico si arrocca sulla necessità di un rilancio dell'etica e della moralità pubblica, le istituzioni non riescono più a "fare cerniera" tra dinamica politica e dinamica sociale e vanno quindi verso un progressivo rinserramento (GUARDA L'INFOGRAFICA).

 

 

Il “ko economico dei millennial” - Il Censis registra dunque il “ko economico dei millennial” che hanno “un reddito inferiore del 15,1% rispetto alla media dei cittadini” e una ricchezza familiare che, per i nuclei under 35, è quasi la metà della media (-41,2%). Nel confronto con venticinque anni fa, rispetto ai loro coetanei di allora, gli attuali giovani hanno un reddito inferiore del 26,5% (periodo 1991-2014), mentre per la popolazione complessiva il reddito si è ridotto solo dell'8,3% e per gli over 65 anni è invece aumentato del 24,3%. Il reddito medio da pensione è passato da 14.721 a 17.040 euro (+5,3%) tra il 2008 e il 2014 e 4,1 milioni di pensionati "hanno prestato ad altri un aiuto economico". I nuovi pensionati, si legge sempre nel rapporto, sono più anziani e redditi mediamente migliori come effetto di carriere contributive "più lunghe e continuative". Tra 2004 e 2013 è quadruplicato chi è andato in pensione di anzianità con più di 40 anni di contributi (dal 7,6% al 28,8%).

 

 

“Diffusa sensazione di impoverimento” - Negli ultimi due anni, “pur se segnati da una 'diffusa sensazione di impoverimento', si osserva nel Rapporto, "c'è stata una grande esplosione dei comportamenti volti all'accumulazione di redditi, di risparmi, di patrimoni, e alla decisa volontà di farli ulteriormente fruttare". Si va dall'attuazione di "una puntuale politica del risparmio" all'esplosione "negli ultimissimi anni di un grande risparmio cash" non solo legato a evasione e riciclaggio ma "in parte più consistente dovuto alla propensione di intere categorie professionali e sociali a richiedere pagamenti in moneta, 'per non andare in banca' e per gestire in proprio la propria liquidità". In parallelo alle gestione dei beni 'mobiliari' anche sugli immobili si è affermata una "vocazione al sommerso". Da una "conservazione da 'bene rifugio' " si sta passando a "una imitativa strategia di 'messa a reddito': non c'è casolare rurale, appartamento urbano, attico panoramico che non veda i proprietari decisi a farli rendere attraverso utilizzi (casa per vacanze, bed and breakfast, location per eventi vari, ecc.) dove impera la transazione cash (non solo per la parte immobiliare, ma anche per i servizi correlati".

 

 

Senza stranieri declino Italia - Senza stranieri, spiega ancora l'istituto, è rischio declino per il nostro Paese. Diminuisce la popolazione (nel 2015 le nascite sono state 485.780, il minimo storico dall'Unità d'Italia a oggi), la fecondità si è ridotta a 1,35 figli per donna, gli anziani rappresentano il 22% della popolazione e i minori il 16,5%. Senza giovani né bambini, il nostro viene percepito come un Paese senza futuro. Lo testimonia anche il boom delle cancellazioni dall'anagrafe di italiani trasferitisi all'estero, che nel 2015 sono stati 102.259: una cifra praticamente raddoppiata negli ultimi quattro anni e che ha avuto una crescita del 15,1% solo nell'ultimo anno. In un Paese in cui la piramide generazionale si è rovesciata, nota il Censis, gli stranieri rappresentano un importante serbatoio di energie.

 

 

“Bullismo e cyberbullismo fenomeni diffusi” - Nel rapporto spazio anche a fenomeni, considerati “diffusi”, come bullismo e cyberbullismo. Il 52,7% degli 11-17enni nel corso dell'anno ha infatti subito comportamenti offensivi, non riguardosi o violenti da parte dei coetanei (una percentuale che sale al 55,6% tra le femmine e al 53,3% tra i ragazzi di 11-13 anni). Quasi un ragazzo su cinque (19,8%) è oggetto di questo tipo di soprusi almeno una volta al mese, eventualità più ricorrente tra i giovanissimi (22,5%). Su internet sono le ragazze a essere vittime in misura maggiore.

Leggi tutto