Delitto Caccia, il gip dispone che il presunto killer resti in carcere

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Per un errore procedurale, Rocco Schirripa, il panettiere accusato di essere stato nel 1983 l’esecutore dell'omicidio del procuratore di Torino aveva ottenuto un’ordinanza di scarcerazione, poi bloccata. Secondo i pm “esiste un pericolo di fuga grazie ad appoggi in Spagna” 

Rocco Schirripa, il panettiere di 64 anni accusato di essere stato l'esecutore, nel 1983, dell'omicidio del procuratore di Torino Bruno Caccia, deve restare in carcere. Lo ha deciso, convalidando il fermo e disponendo la misura cautelare, il gip di Milano Stefania Pepe che nell'ordinanza ha messo in luce il pericolo di fuga, ipotesi rilevata anche dal pm Marcello Tatangelo. Come si legge negli atti, l'uomo può disporre "di solidi appoggi" in Spagna per fuggire.

 

Schirripa è stato arrestato nel dicembre 2015, 32 anni dopo il delitto per il quale già nel 1993 era stato incarcerato il mandante, Domenico Belfiore, esponente di spicco della ‘ndrangheta in Piemonte, su cui Caccia stava indagando.

 

L’errore procedurale che poteva rimetterlo in libertà - Schirripa, presunto esecutore, è finito nei giorni scorsi al centro di un errore procedurale della Procura di Milano. Gli inquirenti della Dda milanese non avevano chiesto la riapertura delle indagini non essendo a conoscenza di un precedente fascicolo archiviato a carico dell’uomo. 

 

Questo aveva portato all'azzeramento del processo in cui Schirripa era già imputato. Il giorno precedente però erano state riaperte le indagini, e dopo un'ordinanza di scarcerazione emessa dalla Corte d'Assise, è arrivato subito un fermo del pm per il panettiere con richiesta di misura cautelare nei suoi confronti. Istanza che è stata accolta dal gip. Il presunto killer di Bruno Caccia resta in carcere.

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