Da Bresso all'Iraq per lottare con Isis, individuato foreign fighters

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Ahmed Taskour, accusato di terrorismo internazionale, sarebbe partito dalla Lombardia nel 2014 insieme alla famiglia per combattere al fianco dello Stato islamico. In un video di propaganda del 2015 compare anche il figlio, all'epoca di 10 anni

Sarebbe stato individuato in Iraq Ahmed Taskour, indagato dalla Procura di Milano per terrorismo internazionale. L’uomo, un marocchino di 47 anni, è sospettato di essere un foreign fighter, un “soldato” del sedicente Stato islamico. Per la giustizia italiana è latitante: sarebbe stato individuato ma non ancora fermato.

Accusa di terrorismo internazionale - A carico di Ahmed Taskour pende un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per terrorismo internazionale per legami con l'Isis. La misura, emessa dal gip di Milano su richiesta del pm Enrico Pavone, potrà essere eseguita nel momento in cui l’uomo verrà fermato (a quel punto, se si troverà ancora all’estero, verrà avviata la procedura di estradizione).

Da Bresso all'Iraq. Arruolato anche il figlio di 11 anni - Ahmed Taskour, nato a Casablanca e in Italia da anni con il permesso di soggiorno in regola, sarebbe partito da Bresso (in provincia di Milano) nel 2014 per combattere al fianco delle milizie dell’Isis. Con lui si sarebbero trasferiti in Iraq anche la moglie marocchina e i due figli: una ragazza che ora ha 17 anni e un maschio di 11. Proprio il ragazzino, nato in Italia nel 2005, compare in un video del novembre 2015: dopo gli attentati di Parigi, minaccia di morte l’Occidente insieme al padre e inneggia alla jihad. 

Una vita "normale" prima della partenza - Ahmed Taskour è passato da una vita “apparentemente normale” a Bresso ad essere “un elemento importante nella propaganda” dell'Isis, hanno detto in una conferenza stampa il procuratore aggiunto Pietro Forno, il pm Enrico Pavone e il capo della Digos milanese Claudio Ciccimarra. Il presunto foreign fighter marocchino, come si legge nell'ordinanza firmata dal gip di Milano Manuela Cannavale, prima di partire risiedeva con i familiari “in un appartamento Aler (Azienda lombarda di edilizia residenziale, ndr) assegnato formalmente” a lui. Nel provvedimento si legge anche che l’uomo, dal 2007 al dicembre 2014, ha lavorato “con regolare assunzione” in una ditta di pulizie “con retribuzione di 1.200 euro mensili”. Per "non dare nell'occhio", hanno spiegato inquirenti e investigatori, la famiglia è partita durante le vacanze di Natale, comprando dei biglietti di andata e ritorno per la Turchia. Prima di lasciare l'Italia, Taskour ha chiesto un prestito ad una finanziaria e l'anticipo del tfr al suo datore di lavoro (usando come scusa lo stato di salute della madre), recuperando in totale 30mila euro.

Mandato d'arresto europeo - Gli investigatori della Digos, anche attraverso i tabulati telefonici, hanno acquisito “ampia prova documentale" che Taskour è arrivato in Iraq nel gennaio del 2015. Fino a quel momento non aveva mai dato segnali visibili all'esterno di radicalizzazione. Le indagini su di lui sono iniziate perché il suo nome è venuto fuori come possibile componente di una “rete” di soggetti legati all'Isis. Rete che comprendeva anche un altro marocchino e un arabo-israeliano, persone entrambe espulse dall'Italia nel 2013 (l'arabo-israeliano è stato poi arrestato in Israele). L'ultima traccia in Iraq di Taskour è proprio il video in cui compare anche il figlio. Nulla si sa, invece, della moglie e della figlia. La Procura ha precisato che "non si può prevedere una facile esecuzione della misura cautelare, ma l'importante è che appena l'uomo metterà piede nel territorio europeo venga arrestato". Oltre all'ordinanza di misura cautelare firmata dal gip Manuela Scudieri è stato emesso anche un mandato d'arresto europeo.

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