Suicida per video hard, giudici: "Facebook doveva rimuovere filmati"

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Il tribunale civile di Napoli ha rigettato il reclamo del social network dando invece ragione ai famigliari di Tiziana, la 31enne che si è tolta la vita lo scorso dicembre

Una volta emersa l'illiceità dei contenuti, Facebook avrebbe dovuto rimuovere i link e le informazioni relativi a Tiziana - la 31enne di Mugnano (Napoli) suicidatasi il 13 settembre scorso dopo la diffusione sul web, a sua insaputa, di video hard che la ritraevano. Ciò a prescindere da un preciso ordine dell'autorità amministrativa o giudiziaria. Lo ha stabilito il Tribunale civile di Napoli Nord che con un'ordinanza ha parzialmente rigettato il reclamo di Facebook Ireland, dando invece ragione alla madre di Tiziana, Teresa Giglio.

 

Il legale: "Sentenza equilibrata" - Il collegio, presieduto da Marcello Sinisi, ha però accolto la parte del reclamo presentato dai legali di Facebook Ireland, disponendo che non sussiste alcun obbligo per l'hosting provider di controllare preventivamente tutte le informazioni caricate sulla varie pagine. "E' una pronuncia molto equilibrata - commenta Andrea Orefice, avvocato civilista legale della madre di Tiziana - perché introduce il principio, rigettando quanto asseriva Facebook, secondo cui un hosting provider, pur non avendo un generale obbligo di sorveglianza su tutto quanto viene pubblicato sui propri spazi, deve però rimuovere le informazioni illecite, quando arriva la segnalazione di un utente. E' quello che e' avvenuto nel caso di Tiziana. E non deve attendere che il sia Garante della Privacy oppure il giudice ad ordinargliene la rimozione".

Ieri chiesta l'archiviazione per la diffamazione - Giovedìinvece il pm del tribunale di Napoli ha deciso di chiedere l'archiviazione per le 4 persone querelate da Tiziana prima di togliersi la vita. Secondo la vittime erano stati loro a diffondere il video hard, ma secondo i magistrati non ci sarebbero elementi a sufficienza per provarlo. 

Facebook sotto indagine anche in Germania - Il social network è finito nel mirino della giustizia anche in Germania dove, secondo quanto rivela il settimanale Der Spiegel i giudici di Monaco di Baviera avrebbero aperto un'indagine su Mark Zuckerberg e i manager dell'azienda per non aver rimosso contenuti che incitano all'odio e che negano la Shoah. 

Data ultima modifica 04 novembre 2016 ore 17:10

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