Delitto Dore: riaperta istruttoria dopo condanna marito in primo grado

La scena del delitto a Gavoi (Fotogramma)
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L'omicidio avvenuto nel marzo del 2008. I legali dell'uomo, condannato all'ergastolo in primo grado come mandante, hanno chiesto e ottenuto dalla Corte d'assise d'appello di Sassari il riesame di alcune prove

La Corte d'assise d'appello di Sassari ha deciso di riaprire l'istruttoria del processo sull'omicidio di Dina Dore, per il quale il marito, Francesco Rocca, era stato condannato in primo grado all'ergastolo come mandante. L'ordinanza è stata pronunciata in accoglimento delle richieste degli avvocati di Rocca, noto dentista di Gavoi, il paese in provincia di Nuoro in cui avvenne il delitto.

Per la stessa vicenda era già stato condannato a 16 anni, con sentenza definitiva, anche Pierpaolo Contu, all'epoca minorenne, esecutore materiale dell'omicidio.

 

Nuovi testimoni – Dopo tre ore di camera di consiglio la Corte d'assise d'appello ha comunicato la riapertura dell'istruttoria, che verdrà il riesame di alcune delle prove alla base della precedente condanna. Saranno ammessi come testimoni Antonio Contu e Giovanna Cualbu, genitori dell'esecutore materiale Pierpaolo Contu, che saranno ascoltati nella prossima udienza, fissata per il 7 novembre.

Delusione è stata espressa dai difensori di Rocca che avevano chiesto di ascoltare anche altri testimoni: "Restano fuori da questa nuova fase istruttoria anche elementi di evidenza scientifica che non sono mai stati presi in considerazione sebbene ritenuti fondamentali dai nostri periti".

 

 

La difesa di Rocca – Gli avvocati di Rocca hanno articolato la linea difensiva chiedendo il riesame delle prove che inchioderebbero il marito della vittima, a cominciare dalle analisi del Dna ritrovato sul nastro adesivo che ha provocato il soffocamento di Dina Dore. Nella sua arringa, l'avvocato Lai aveva sostenuto che la decisione dei giudici di primo grado sarebbe stata "inquinata" da un'istruttoria incompleta, basata su prove non certe.

 

La vicenda – L'omicidio di Dina Dore si consumò nel garage della casa della coppia, a Gavoi, nella notte fra il 26 e il 27 marzo 2008. La vittima fu uccisa mentre rientrava a casa e davanti agli occhi della figlioletta di otto mesi, in quello che inizialmente sembrava un tentativo di sequestro finito male.

Il corpo della donna fu rinvenuto nel bagagliaio della sua Fiat Punto, quasi completamente avvolto nel nastro adesivo che ne aveva provocato la morte per asfissia. Dopo una prima ricostruzione, nella quale si ipotizzò anche il sequestro di persona, le indagini degli inquirenti si indirizzarono verso la pista del delitto premeditato. L'analisi delle conversazioni fra la vittima e il marito contribuì alla condanna all'ergastolo di Rocca, nell'aprile del 2015.

Il marito, secondo l'accusa, avrebbe commissionato l'omicidio all'amico Pierpaolo Contu (allora minorenne) per evitare la possibilità che la donna, chiedendo un divorzio motivato dall'infedeltà dell'uomo, potesse danneggiarlo economicamente. Contu, da parte sua, avrebbe accettato l'incarico in cambio di una grossa somma di denaro.

 

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