Donna morta dopo aborto, il dolore del padre di Valentina Milluzzo

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Il papà della 32enne morta alla 19esima settimana di gravidanza chiede giustizia: "Me l'hanno uccisa, hanno ucciso tre persone". E ribadisce: “Il medico ci ha detto ‘sono obiettore di coscienza e finché un cuoricino batte non intervengo’” 

“Il 29 settembre mia figlia aveva appuntamento dal ginecologo. E’ uscita felice da casa perché quel giorno avrebbe scoperto il sesso dei due gemellini che aveva in grembo. Si trattava di un maschio e una femmina. Poi, prima di uscire dallo studio medico, il ginecologo le ha controllato il collo dell’utero e ha notato una leggera dilatazione” condizione non normale per una donna alla 19esima settimana di gravidanza e per la quale si è reso necessario il ricovero.

Valentina Milluzzo dall’ospedale Cannizzaro di Catania non è più uscita. Il 16 settembre è morta dopo avere perso con due aborti i due gemelli che aspettava. "Me l'hanno uccisa, hanno ucciso tre persone. Un dottore che si è dichiarato obiettore di coscienza non è intervenuto - ribadisce ai microfoni di Sky TG24 il padre della donna, Salvatore Miluzzo - Ci ha detto ‘sono un obiettore di coscienza e finché un cuoricino batte non intervengo’”.

 


 

 

Indagini in corso - Cosa sia successo nella notte tra il 15 e il 16 ottobre quando, dopo 17 giorni di ricovero per una minaccia d'aborto, scatta l'allarme per Valentina, spetta ora agli inquirenti ricostruirlo. Al momento sono 12 i medici indagati; si tratta di un atto dovuto, sottolinea il procuratore Carmelo Zuccaro, per fare eseguire l'autopsia come incidente probatorio.

I familiari continuano a ribadire quanto esposto nella denuncia, ovvero di un medico che si sarebbe rifiutato di estrarre i due feti, quando sono entrati in crisi respiratoria, perché obiettore di coscienza. Ma dall’ospedale Cannizzaro ribadiscono che “il primo è stato un aborto spontaneo, il secondo indotto".

 


 

“Chiediamo giustizia” – Salvatore Miluzzo va avanti per la sua strada e chiede giustizia. “Aiutateci -  dice -  Noi ora possiamo confidare solo nella giustizia”. Poi, nonostante la fatica e la commozione ripercorre minuziosamente le ore che hanno preceduto la morte della figlia. “Urlava dal dolore, non hanno capito che era già entrata in sepsi. Le dicevano che erano semplici dolori di parto, ma lei stava male, tanto male e chiedeva aiuto”.  Dopo nove ore di passione “i medici le hanno diagnosticato una colica renale”. Valentina però è collassata, la temperatura corporea era 34, e la pressione 50 su 70. “Questi erano i sintomi della sepsi” dice Salvatore precisando che si erano manifestati sin dal mattino ma nessuno li aveva diagnosticati in modo corretto.

 



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