Morta dopo aborto, gli ispettori: non c'è stata obiezione di coscienza

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La task force inviata dal ministro della salute Beatrice Lorenzin ha reso noto che "si è trattato di evento abortivo iniziato spontaneamente, inarrestabile, trattato in regime d'emergenza". Il padre della vittima a Sky TG24: "Me l'hanno uccisa, hanno ucciso tre persone"

Valentina Milluzzo, la 34enne morta all'ospedale Cannizzaro di Catania il 16 ottobre scorso dopo l'aborto di due gemelli, non sarebbe rimasta vittima di disfunzioni legate all'obiezione di coscienza dei medici. E' questa la conclusione a cui è giunta la task force inviata dal Ministero della Salute all'istituto sanitario dove è accaduto il fatto. Una relazione preliminare è stata consegnata al ministro Beatrice Lorenzin, entro 30 giorni arriverà la relazione definitiva. Nel frattempo, continuano anche le indagini della Procura.


La relazione degli ispettori - "Si ritiene opportuno specificare che dalla documentazione esaminata e dalle numerose testimonianze raccolte dal personale, durante l'assistenza medica alla paziente non si evidenziano elementi correlabili all'argomento 'obiezione di coscienza'. Valentina Milluzzo era pertanto in trattamento adeguato per le condizioni di rischio al momento del ricovero e non è stato evidenziato ''alcun dato anomalo". "Si è trattato di un evento abortivo iniziato spontaneamente, inarrestabile, trattato in regime d'emergenza", si legge nella relazione.


Il dolore del padre di Valentina - Ai microfoni di Sky TG24 il padre della donna, Salvatore Milluzzo, ha ribadito la convinzione della famiglia che Valentina sia stata vittima dell'obiezione di coscienza del ginecologo che l'aveva in cura. "Me l'hanno uccisa, hanno ucciso tre persone. Un dottore che si è dichiarato obiettore di coscienza non è intervenuto. Ci ha detto ‘sono un obiettore di coscienza e finché un cuoricino batte non intervengo’”.

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