In malattia si può uscire di casa? Ecco cosa dice la Cassazione

Il palazzo della Corte di Cassazione (Fotogramma)
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Una recente pronuncia della Suprema Corte ricorda che durante gli orari della cosiddetta "reperibilità" il lavoratore deve rimanere a casa. E per assenza ingiustificata nei casi più gravi si rischia il licenziamento

Che cosa si può fare quando si è in malattia? La linea di confine non sempre risulta chiara a tutti e un errore potrebbe costare anche il licenziamento per giusta causa e condotta infedele. Il 7 ottobre la Cassazione si è pronunciatail lavoratore deve restare a casa in orari precisi in modo da consentire la visita fiscale del medico inviato dall’Inps.

 

I doveri del lavoratore ammalato - Gli orari di "reperibilità" sono differenti per chi lavora nel settore privato e per chi invece è dipendente pubblico. Se gli impiegati pubblici hanno l’obbligo di restare a casa ogni giorno, dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18, inclusi domeniche e festivi, chi lavora nel privato deve farsi trovare, all’indirizzo comunicato all’azienda, dalle 10.00 alle ore 12.00 e dalle 17.00 alle 19.00, sempre 7 giorni su 7, incluse le festività. Se per un motivo grave ci si dovesse allontanare da casa si deve comunicarlo prima o dimostrare l’urgenza.

 

Chi è esente? - Non deve rimanere necessariamente a casa il lavoratore affetto da una malattia grave e sottoposto a cure salvavita, come per esempio la chemioterapia. Oppure il dipendente è esentato da comunicazioni al datore per l'improvvisa assenza da casa quando la malattia ha determinato una riduzione della capacità lavorativa di almeno il 67%.

 

Che cosa succede se ci si assenta durante gli orari della visita fiscale? - In caso di assenza ingiustificata si perde il trattamento di malattia, con modalità diverse a seconda che non ci si faccia trovare alla prima, alla seconda o alla terza visita. Il datore di lavoro può licenziare il dipendente, ma solo nei casi più gravi. Secondo infatti la sentenza della Cassazione se restare a casa non è necessario al fine della guarigione, il giudice potrebbe giustificare l’assenza del lavoratore e non considerarlo “un inadempimento sanzionabile con il licenziamento”.

 

E dopo la reperibilità? - Si può uscire di casa dopo la reperibilità, ma ad una condizione: se uscire non pregiudichi la guarigione. Non si possono compiere attività che facciano ritardare la ripresa e il ritorno in servizio. In sintesi, il lavoratore malato può riprendere poco alla volta e lontano dagli orari della visita fiscale le piccole faccende quotidiane. Può andare a fare la spesa, per esempio, e svolgere attività che pesano sicuramente meno di stare una giornata a lavoro. Costringere infatti il convalescente a restare a casa potrebbe dimostrarsi un'ingiustificata limitazione della libertà di movimento.

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