Boom di liceali italiani all'estero: sono oltre settemila

Studenti in una scuola inglese (Getty Images)
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Picco di crescita dei giovani studenti che partono per un'esperienza fuori dall'Italia. Rispetto al 2009, il dato è in aumento del 111% 

Andare all'estero è ormai diventata un'alternativa di vita non solo per gli italiani che si misurano con il mondo del lavoro, ma anche per i giovani studenti. Sono infatti 7.400 i liceali che nel corso dell'anno scolastico 2015-2016 hanno deciso di lasciare casa per trascorrere un periodo di studio fuori dai nostri confini.

 

Un trend in crescita – Tre mesi, sei mesi o un anno non importa. Il dato non lascia dubbi: +111% l'incremento degli studenti italiani all'estero rispetto al 2009, anno in cui a partire furono in 3.500. La rilevazione 2016 dell'Osservatorio nazionale sull'internazionalizzazione delle scuole e la mobilità studentesca è stata affidata a Ipsos dalla Fondazione Intercultura.

 

La crescita internazionale – I numeri, presentati nel corso della manifestazione “L'esperienza che mi ha cambiato la vita”, evidenziano un notevole salto in avanti della scuola italiana che nell'indice di internazionalizzazione raggiunge 42 punti su cento, mentre nel 2009 i punti erano appena 37. Fra gli istituti scolastici con un indice elevato ci sono soprattutto quelli che attivano i programmi di mobilità di gruppo (60 punti), quelli che promuovono i gemellaggi (56 punti), gli incontri tra docenti con scuole straniere (55 punti), la mobilità individuale (54 punti). Il Clil (la docenza di una materia in lingua straniera) e l’insegnamento di tre o più lingue straniere contribuiscono alla crescita, ma non tanto rispetto al passato, poiché ormai rappresentano la prassi (in alcuni casi l'obbligo) per alcuni istituti superiori in Italia (48 e 49 punti).

 

I problemi ancora da risolvere – Vicino ai numeri positivi ce ne sono altri che avvertono sui ritardi della scuola italiana in campo internazionale. È del 63% la percentuale di scuole italiane che hanno aderito a progetti all'estero, in calo rispetto al 2014 quando le scuole coinvolte erano il 68%. Tra le cause della regressione evidenziate dai presidi intervistati si contano la carenza di budget (20%) e di interesse da parte degli alunni (18%), profili dei propri istituti inadeguati alle finalità dei programmi internazionali (16% ). E poi ci sono i ritardi delle scuole del Mezzogiorno, dove la mobilità degli studenti è scesa in un anno dal 38% al 31%, percentuali ben lontane da quelle toccate nel Nordovest (66%) e in Centro Italia (59%).

 

Le mete – L'ultimo dato è quello sulle destinazioni preferite dai giovani studenti italiani che sembrano anteporre l'apprendimento della lingua a obiettivi di altro genere. Le mete anglofone si confermano quelle soggette a più richieste con gli Stati Uniti (38%) e il Regno Unito (13%) ai primi posti. In crescita anche i Paesi dell'America centrale e meridionale che rappresentano l'8% delle scelte dei nostri studenti. È invece in diminuzione il numero degli studenti esteri in arrivo nelle nostre scuole che quest'anno ne ospiteranno solo 2.800 rispetto ai 3.200 del 2015.

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