Si uccide per video hard in rete, indagine per istigazione al suicidio

1' di lettura

Vagliati gli ultimi contatti on line della ragazza: gli insulti fino a pochi giorni fa. Il Tribunale aveva riconosciuto il diritto all'oblio ma l'aveva condannata al pagamento di 20.000 euro per le spese processuali

Da un anno e mezzo la sua vita era diventata un inferno. Aveva girato dei video hard che erano finiti sul web diventando virali, con tanto di nome e cognome. Una spirale di vergogna che l'aveva costretta a fuggire dal suo comune di residenza e che, alla fine, l'ha portata a suicidarsi, impiccandosi con un foulard nell'abitazione dove da qualche tempo viveva con la madre, a Mugnano, in provincia di Napoli.
 

Procura indaga per istigazione al sucidio - La procura di Napoli intanto ha aperto un fascicolo per istigazione al suicidio. A coordinare le indagini, il pm  Rossana Esposito che, subito dopo la tragedia, si è recata sul posto. 

Aveva ottenuto il cambio di identità - Tiziana, questo il nome della donna di 31 anni, aveva ingaggiato anche una battaglia legale per il diritto all'oblio. Aveva richiesto e ottenuto di cambiare identità e il suo avvocato aveva ottenuto di recente dal tribunale di Napoli un provvedimento d'urgenza per far rimuovere da Facebook qualunque riferimento alla sua persona. Ma il danno ormai era stato consumato: la diffusione capillare delle immagini, della sua foto, delle generalità rappresentavano una ferita non rimarginabile. E, quasi come una tragica beffa, il tribunale l'aveva condannata a pagare 20mila euro di spese legali per aver perso la causa contro cinque siti web.


Insultata e dileggiata nei commenti online - La vicenda è iniziata nei primi mesi del 2015. La donna si era fatta riprendere mentre aveva dei rapporti con un uomo. Il filmato sarebbe poi stato mandato ad alcune persone che lo avrebbero quindi diffuso, con le generalità della giovane, in rete, facendolo diventare virale. Le frasi dette nel filmato, le immagini e soprattutto il nome e cognome della giovane si sono diffusi in pochissimo tempo, spesso accompagnati da commenti offensivi.

La procura indaga per istigazione al suicidio - La donna lavorava nel locale di cui erano titolari i genitori, in provincia di Napoli, e in seguito alla diffusione dei video è stata costretta prima a lasciare l'attività, poi a trasferirsi fuori dalla Campania. Di recente era tornata in provincia di Napoli, a Mugnano. Ma il peso di questa vicenda si era fatto insostenibile, in un crescendo di angoscia e depressione, fino al tragico epilogo.

Anche dopo la sua morte, in rete restano video e profili Facebook:


Leggi tutto