Banda dell'Audi gialla, dopo otto mesi arrestato il conducente

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A gennaio avevano terrorizato il Nord-Est compiendo svariati furti e fuggendo ad alta velocità. Ora i carabinieri di Venezia hanno fermato il conducente al confine tra la Grecia e l'Albania

A distanza di otto mesi è stato catturato il conducente dell'Audi gialla, l'automobile usata da una banda dedita ai furti che a gennaio aveva seminato il panico nel Nord-Est. I Carabinieri di Venezia, coordinati dalla Procura del capoluogo veneto, con la collaborazione della polizia ellenica hanno arrestato, al confine tra Albania e Grecia il 36enne Rama Vasil.

Protagonisti di roccambolesche fughe - Lo scorso 25 gennaio l'Audi gialla era stata trovata distrutta dalle fiamme a Oné di Fonte, in provincia di Treviso. Quel mese era diventata protagonista delle cronache, perché usata da una banda specializzata in furti per sfuggire ad altissima velocità sulle strade del Veneto. Fughe spesso spericolate e che mettevano in grave pericolo anche gli altri automobilisti, come quando ha percorso, ad altissima velocità e contromano, un tratto dell'autostrada Torino-Venezia, uscendo poi al casello di Spinea sfondando la barriera di chiusura. Le indagini si sono avvalse della collaborazione del Ris di Parma e sono riuscite a individuare una banda criminale dedita ai furti che, per allontarsi dal luoghi del reato, aveva proprio l'abitudine di utilizzare autovetture di grossa cilindrata.

Il conducente latitante dal 2011 - Le indagini hanno consentito di raccogliere inequivocabili elementi circa la partecipazione di Rama ai furti. L'uomo è stato particolarmente abile nel sottrarsi alle ricerche della polizia: già latitante dal 2011 perché colpito da misura coercitiva emessa dall'autorità giudiziaria di Bolzano per gravi reati associativi contro il patrimonio, entrava e usciva dall'Italia, usando identità fittizie certificate da documenti falsi. Altro elemento la sua capacità di guida, motivo per cui veniva utilizzato durante l'esecuzione dei colpi. L'uomo è ora trattenuto presso le carceri greche in attesa della completa  formalizzazione delle procedure di estradizione.

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